Eccoci di nuovo in viaggio!
Come ogni anno, il periodo è sempre lo stesso: fine luglio e inizio agosto, quando la voglia di partire si fa sentire più che mai.
Il nostro diario di bordo prevede parecchie tappe, per un itinerario di circa 2300 chilometri, con partenza dalla nostra amata Bergamo, ovviamente a bordo della nostra fidata auto, compagna di mille avventure.
Il meteo alla partenza non è dei più promettenti… Partiamo verso le 8.00 del mattino, con una sosta per il pieno di carburante e una rapida spesa al supermercato. Poi via, sotto una pioggia piuttosto intensa.
“Ma vaa, vedrai che è solo qui sto mezzo diluvio…” — diciamo ridendo. E invece no: la pioggia ci accompagna per tutto il tragitto fino alla sosta per la prima notte.
Come sempre, per gli alloggi ci affidiamo a Booking.com o Airbnb.it, una scelta che ci ha sempre garantito soluzioni pratiche e accoglienti.
Questa volta pernottiamo in un B&B immerso nella campagna francese, circondati da aziende agricole e pascoli. Un piccolo angolo di tranquillità, lontano anni luce dal caos e dal tran tran cittadino. Il posto è davvero carino, l’host che ci accoglie è gentilissimo e la colazione, a sorpresa, è anche piuttosto buona.
Dopo una notte di meritato riposo, ripartiamo la mattina seguente, pronti a raggiungere la nostra prima vera tappa: Troyes, una cittadina che promette atmosfere suggestive e architettura d’altri tempi.
Troyes

Arriviamo a Troyes nel primissimo pomeriggio. Come il giorno precedente, il maltempo sembra deciso a seguirci lungo il viaggio.
Ma non ci lasciamo scoraggiare: zaini in spalla e via! Ci affidiamo alla fortuna… e all’esplorazione.
Come sempre, seguiamo un itinerario studiato in anticipo, che ci permette di vedere il meglio della città senza troppe deviazioni. La nostra prima tappa è un luogo di culto, la Chiesa di San Nicola: silenziosa, raccolta, con quell’atmosfera sospesa nel tempo che solo certe chiese francesi sanno regalare.
Questa piccola chiesa, situata in una zona tranquilla del centro storico, risale al XVI secolo. È un esempio interessante di architettura gotica tardo-rinascimentale, con interni sobri ma suggestivi. Non è tra i monumenti più famosi di Troyes.



Dopo la visita, ci concediamo una sosta da Starbucks Coffee – una tappa ormai tradizionale nei nostri viaggi, quando ne troviamo uno. Qui oltre a ricaricarci con un buon caffè, acquistiamo anche il nostro classico souvenir della città, quello con il nome stampato sulla tazza. Semplice, ma ormai parte del rituale.

Lasciato il coffee-point, ci incamminiamo verso una delle chiese più celebri della città: l’Église Sainte-Madeleine.
Durante il tragitto ci fermiamo spesso: la città è ricca di scorci affascinanti, tra case a graticcio e vicoli colorati. Le fotocamere lavorano a pieno ritmo.



Prima di entrare, però, ci soffermiamo nel piccolo giardino laterale, situato accanto all’ingresso. È un luogo davvero piacevole: curato, ordinato, pieno di fiori, colori e profumi. Un piccolo angolo di pace in mezzo alla città.




Questa chiesa è tra le più antiche di Troyes, costruita intorno alla metà del XII secolo e poi ampliata nei secoli successivi. È famosa soprattutto per il suo magnifico jubé in pietra scolpita, una sorta di transenna scolpita che separava il coro dal resto della navata: un vero capolavoro del gotico fiammeggiante.






Dopo la visita all’Église Sainte-Madeleine, riprendiamo la nostra passeggiata del pomeriggio. La chiesa, con la sua facciata neoclassica e l’atmosfera tranquilla all’interno, ci ha lasciato davvero una bella impressione.
Pochi passi più in là troviamo il Théâtre de la Madeleine, un piccolo teatro che ancora oggi ospita spettacoli e concerti. È stato inaugurato all’inizio del Novecento e ha mantenuto quel fascino un po’ retrò che ti fa venir voglia di assistere a una pièce francese, anche senza capire tutto il dialogo!
Proprio di fronte alla Fontaine Argence, una graziosa fontana in pietra che merita una foto, si trova il Monumento ai Martiri della Resistenza. È un memoriale sobrio ma molto toccante, dedicato a chi ha perso la vita combattendo contro l’occupazione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. È uno di quei luoghi dove, anche se sei in viaggio e con la mente leggera, ti fermi un attimo a riflettere.




Proseguendo la passeggiata, arriviamo in Place Alexandre Israël, una delle piazze centrali di Troyes. Qui si affaccia l’Hôtel de Ville, il municipio, con la sua facciata elegante e imponente. Costruito nel XVII secolo, è uno degli edifici civili più rappresentativi della città. Una targa ricorda che fu proprio da qui, durante la Rivoluzione francese, che vennero proclamati alcuni degli atti più importanti per la città.
Come spesso accade nei centri storici francesi, anche qui tutto è curato nei minimi dettagli: aiuole ben tenute, panchine pulite, nessuna insegna fuori posto. C’è una piacevole sensazione di ordine e rispetto degli spazi comuni che rende la sosta ancora più piacevole. È il tipo di luogo dove ti viene voglia di sederti un attimo, magari con una baguette appena presa nella boulangerie dietro l’angolo, e guardarti intorno.






Controlliamo il nostro itinerario: la prossima tappa è la Basilica di Sant’Urbano.
Ci incamminiamo con curiosità, perché questo edificio ha qualcosa di diverso rispetto alle altre chiese viste finora. Dedicata a Papa Urbano IV, nato proprio a Troyes nel XII secolo, la basilica è un bell’esempio di gotico leggero, con linee eleganti e grandi vetrate che danno un senso di luce e verticalità.
Una volta arrivati, rimaniamo colpiti dalla tranquillità del luogo: poche persone senza caos o rumori, solo il silenzio e la bellezza dell’architettura che invita a una visita lenta, quasi contemplativa.








Concludiamo il nostro pomeriggio di esplorazioni e ci incamminiamo verso l’auto, pronti a raggiungere l’appartamento che abbiamo prenotato su Airbnb per la notte.
Il rientro, però, è tutt’altro che banale: ci perdiamo volentieri tra i vicoli stretti e le case a graticcio che danno a Troyes quel fascino tutto suo, quasi da fiaba medievale. Le facciate in legno, inclinate e colorate, sembrano uscite da un libro illustrato. Non possiamo fare a meno di fermarci un attimo davanti alla Maison du Boulanger, una delle più belle e ben conservate, oggi sede di eventi culturali.
Poco più in là, sbuchiamo nella famosa Ruelle des Chats, il “vicolo dei gatti”, chiamato così perché le case ai lati sono così vicine tra loro che, si dice, i gatti riuscivano a saltare da un tetto all’altro senza toccare terra. Passeggiarci dentro è come fare un tuffo nel passato: il tempo sembra rallentare, e la città mostra il suo lato più intimo e autentico.









Sveglia! Ma niente corse all’alba… come da nostra (ormai consolidata) abitudine, ce la prendiamo con calma.
Anche oggi ci dedichiamo alla scoperta di Troyes, prima che il nostro viaggio prenda un ritmo più intenso nei prossimi due giorni, che si preannunciano come un vero tour de force.
La prima tappa della mattinata è l’Hôtel de Vauluisant, uno degli edifici rinascimentali più belli della città, con la sua facciata a graticcio e le decorazioni scolpite in pietra. Purtroppo, sapevamo già che oggi sarebbe stato chiuso, quindi ci limitiamo a osservarlo da fuori e scattare qualche foto. Un vero peccato non poter visitare anche il Museo della maglieria che ospita all’interno, dedicato a una delle tradizioni artigianali più radicate della zona.

Nel cammino verso l’Hôtel de Vauluisant, ci imbattiamo in due monumenti commemorativi: il Monumento alla guerra d’Indocina, sobrio e toccante, e quello dedicato alla guerra franco-prussiana del 1870-1871. Piccoli angoli silenziosi, spesso nascosti ai turisti più distratti, che raccontano pagine di storia meno conosciute ma profondamente significative.
Una passeggiata che si rivela ancora una volta piena di sorprese, tra angoli pittoreschi e memoria storica.




Per raggiungere la nostra prossima tappa, ci lasciamo guidare dalle stradine del centro, scoprendo nuovi scorci della città: angoli silenziosi, balconi fioriti, botteghe dal sapore d’altri tempi. Anche senza una meta precisa, Troyes sa sorprendere con la sua eleganza discreta.
Decidiamo di fare una sosta in Place de la Libération per il pranzo al sacco. La piazza, spaziosa e tranquilla, è perfetta per una pausa rilassante. Ci sediamo su una panchina al sole, circondati da edifici storici e dal via vai della gente del posto. C’è qualcosa di speciale nel pranzare così, in modo semplice, ma immersi in una città che sa raccontare la propria storia anche nei momenti più ordinari.








Eccoci arrivati alla Cathédrale Saint-Pierre Saint-Paul, uno dei luoghi più emblematici di Troyes. Ma, come spesso accade durante i viaggi, il tempismo non è sempre dalla nostra parte: purtroppo la troviamo chiusa per la pausa di metà giornata, dalle 12:30 alle 14:00.
Poco male. Anche solo ammirarla dall’esterno è un’esperienza che lascia il segno. La sua facciata gotica imponente, con i dettagli scolpiti e le grandi vetrate, racconta secoli di storia e di arte. La costruzione della cattedrale iniziò nel XIII secolo, ma come spesso accade con queste grandi opere, fu completata solo molto più tardi. È dedicata ai santi Pietro e Paolo ed è sede vescovile della diocesi di Troyes.




Durante il tragitto verso la cattedrale, ci siamo comunque goduti altri angoli caratteristici della città: vicoletti ombreggiati, insegne antiche, finestre decorate con fiori. Troyes continua a sorprenderci, anche nei suoi piccoli dettagli, anche quando qualcosa non va esattamente secondo i piani.











Siamo ormai alla fine della nostra esplorazione di Troyes, ma prima di salutarla del tutto ci restano due tappe, entrambe molto diverse ma simboliche a modo loro.
La prima è Le Cœur de Troyes, una grande scultura in acciaio lucido a forma di cuore che si trova lungo il canale. Moderna, romantica e un po’ inaspettata, è diventata uno dei simboli contemporanei della città. Riflette la luce e i colori del cielo, e anche se si trova in mezzo alla modernità, riesce comunque ad armonizzarsi con l’anima storica del centro. È uno di quei luoghi perfetti per una foto e, perché no, per prendersi un attimo e guardarsi intorno con gratitudine.



Infine, arriviamo davanti al Théâtre de Champagne, edificio elegante che si affaccia su una piazza tranquilla. Anche se non abbiamo in programma di assistere a uno spettacolo, ci fa piacere vederlo dal vivo. La sua architettura moderna e pulita si integra bene nel contesto urbano e rappresenta il lato più culturale e vivo di Troyes, quello che guarda al presente e al futuro.



Con queste ultime due tappe si chiude il nostro giro della città, tra storia, arte, angoli nascosti e piccole sorprese. Troyes ci ha accolto con il suo ritmo lento, il suo fascino autentico e il suo equilibrio perfetto tra passato e presente.
Rotta verso Amiens
La sveglia oggi suona presto. Anzi, prestissimo: ore 6.00. Drin drin drin!!!
Ci aspetta una giornata intensa, piena di chilometri da macinare, tappe da spuntare e… una sorpresa speciale per la piccola Giulia, che però verrà svelata solo al momento giusto.
Carichiamo l’auto, zaini pronti, snack a portata di mano… si parte! Destinazione: Château de Versailles.
Non è proprio lungo il percorso, ma avevo fatto una promessa: dopo averlo visto in versione invernale nel dicembre 2019, ci tenevo a tornare d’estate per godere a pieno dei giardini nella loro veste più verde e fiorita.
Arrivati sul posto, però, scopriamo che per l’estate sono previsti spettacoli di luci e fontane, e quindi l’accesso ai giardini è a pagamento. Valutiamo un attimo… e decidiamo che non ne vale la pena: la visita completa è rimandata a un futuro viaggio a Parigi, che sicuramente organizzeremo in una vera “modalità estiva”.
Ci accontentiamo di una foto davanti all’ingresso, con il palazzo che fa capolino alle nostre spalle e il sole alto a ricordarci che l’estate francese è davvero iniziata.

Ma ora è tempo di svelare la sorpresa.

Eccola! Lei, inconfondibile… la “Madame di ferro”… simbolo eterno della città dell’amore…la Tour Eiffel!
Quando Giulia la vede, gli occhi le brillano. È uno di quei momenti che da soli valgono un intero viaggio.
Non importa se ci fermiamo solo il tempo di qualche scatto e qualche “ooooh” di meraviglia: l’emozione è tutta lì, viva e autentica.
Data l’ora, decidiamo di fermarci proprio ai piedi della Tour Eiffel per il pranzo.
Seduti su una panchina, con vista privilegiata sulla Dama di ferro, mangiamo con il sorriso sulle labbra e la testa già piena di ricordi da custodire.
Poi si riparte.
Anche la tappa successiva, purtroppo, non va come speravamo. Abbiamo commesso l’errore di non informarci in anticipo, e così non riusciamo a visitare il luogo come previsto. Ma pazienza: sarà una buona scusa per tornare a Parigi, quando potremo dedicarle il tempo e l’attenzione che merita davvero.
A questo punto impostiamo il navigatore verso una direzione completamente diversa. Lasciamo il traffico e i viali della capitale per immergerci in un’atmosfera da fiaba.
La prossima tappa è Gerberoy, un minuscolo villaggio di meno di cento abitanti, classificato tra i Plus Beaux Villages de France, ovvero i “Borghi più belli di Francia”.
Appena arriviamo, sembra davvero di essere entrati in un’altra epoca: case in pietra e a graticcio, finestre fiorite, vicoletti acciottolati coperti di rose e glicini. Ogni angolo è curato e pittoresco, perfetto per passeggiare lentamente e lasciarsi sorprendere.
La storia di Gerberoy risale al Medioevo, quando era una cittadina fortificata. Nel corso dei secoli ha vissuto assedi, incendi e guerre, ma è riuscita a mantenere intatta la sua anima.
Nel XX secolo, fu riscoperto dal pittore Henri Le Sidaner, che vi si stabilì e contribuì alla sua rinascita. Proprio a lui si deve la trasformazione di molti giardini e cortili privati in veri angoli fioriti da cartolina.
Oggi, Gerberoy è un luogo senza tempo: nessuna insegna luminosa, nessuna auto in vista, solo silenzio, profumi di fiori e il suono dei passi sulla pietra.
Un posto che si visita in un’ora, ma che si porta dentro a lungo.

















Lasciamo questa meraviglia fuori dal tempo alle nostre spalle con un po’ di nostalgia e ci rimettiamo in marcia. La prossima destinazione è Amiens, seconda grande città prevista nel programma di queste nostre ferie.
Amiens
Arriviamo in tardo pomeriggio, stanchi ma curiosi, e appena parcheggiamo scopriamo subito una piccola sorpresa: la nostra dimora per la notte ha un’aria decisamente familiare…
Ci sembra di essere finiti in una scena di Notting Hill! L’edificio, con la sua facciata in mattoni rossi, l’ingresso contornato da piante rampicanti e l’atmosfera accogliente, richiama proprio quel tipico stile british che non ti aspetti nel nord della Francia.

Ci sistemiamo, tiriamo un respiro profondo e ci concediamo qualche minuto di relax. Domani ci aspetta Amiens, con le sue meraviglie: la cattedrale gotica più grande di Francia, i canali, i giardini galleggianti… Ma per ora, ci godiamo il silenzio e l’abbraccio caldo di questa casa che, per due notti, sarà anche un po’ la nostra.
Ci svegliamo a un orario umano – niente sveglie all’alba oggi, per fortuna – e usciamo di casa a metà mattina. Lo sguardo, come sempre, è rivolto al cielo… il meteo continua a non darci tregua: grigio, minaccioso, con pioggia che va e viene. Ma non ci lasciamo scoraggiare. Anzi, ci aspetta una giornata bella intensa: in programma abbiamo otto o nove tappe, che scopriremo passo dopo passo.
La nostra esplorazione di Amiens inizia con i “Chemin de Halage”, letteralmente “alzaie”. Ma attenzione: non si tratta delle solite piste ciclabili lungo il fiume. Qui le alzaie sono una rete di passaggi e ponticelli che scavalcano i canali per collegare le case private, creando un labirinto di viuzze sull’acqua. Camminare tra queste strutture è un po’ come entrare nella vita quotidiana di chi vive lungo il fiume Somme: un intreccio di piccoli giardini, orti, panni stesi, biciclette appoggiate alle ringhiere.
Un’urbanistica insolita, autentica, e anche molto poetica.
L’acqua scorre placida accanto a noi, e nonostante le nuvole, c’è un senso di quiete che ci accompagna. È un ottimo inizio per entrare nel ritmo di questa città, che sa sorprendere con la sua semplicità.






Proseguiamo la nostra passeggiata lungo il fiume Somme, immersi in un paesaggio tranquillo fatto di acqua, verde e silenzi interrotti solo dal rumore dei nostri passi.
Arriviamo così a una delle attrazioni più particolari di Amiens: Les Hortillonnages. Si tratta di un incredibile intreccio di giardini galleggianti, coltivati fin dall’epoca medievale e distribuiti su isolotti separati da canali. Un luogo unico nel suo genere, dove la natura e l’ingegno umano convivono in perfetto equilibrio.
Scopriamo però che questi orti sono visitabili solo con una guida e a bordo di barche a fondo piatto, con tour della durata di circa 45 minuti.
Purtroppo, la piccola Giulia non è troppo convinta dell’idea di salire su una barchetta così bassa e instabile, quindi, con un po’ di dispiacere, decidiamo di rinunciare alla visita. Ma non importa: ogni viaggio è anche fatto di piccoli adattamenti e, in fondo, ci godiamo comunque l’atmosfera magica che si respira già solo camminando lungo i canali.
Riprendiamo il nostro itinerario e ci dirigiamo verso la Passerelle Dame Jeanne, una passerella pedonale elegante e moderna che ci permette di attraversare il fiume in totale sicurezza.
Da qui si ha un bellissimo scorcio sui canali e sulle rive alberate. Amiens si rivela sempre più una città a misura d’uomo (e di famiglia!), fatta di piccoli dettagli che la rendono speciale.


Ci aspetta ora il “Quai Belu”, una delle zone più pittoresche di Amiens.
Passeggiamo senza fretta lungo questo tratto di città che si sviluppa proprio sul bordo del fiume Somme. Il quartiere ha un’atmosfera vivace ma rilassata, con piccoli edifici colorati, facciate strette e variopinte, ristorantini con tavolini all’aperto e fiori ovunque.
Il Quai Belu è celebre per la sua architettura semplice ma armoniosa, che si affaccia direttamente sull’acqua, riflettendosi nei canali e regalando scorci davvero fotogenici. È uno di quei luoghi dove ti viene voglia di fermarti un po’ più a lungo, solo per osservare le barche che passano, ascoltare il mormorio delle conversazioni nei dehors e respirare l’aria di una città che vive a stretto contatto con il suo fiume.
Un tempo, questa zona era frequentata da pescatori, artigiani e commercianti. Oggi invece è uno dei punti più amati dai visitatori e dagli abitanti stessi, specialmente nel weekend, quando tutto si anima e il lungofiume si trasforma in una passeggiata tra cultura, sapori e scorci suggestivi.
Ci concediamo qualche minuto per goderci il panorama, scattiamo qualche foto e poi riprendiamo il cammino verso la prossima tappa.











Dopo tante meraviglie e passi macinati lungo il Somme, iniziamo a sentire un certo languorino. È ora di cercare un posticino per il nostro pranzo.
Ci guardiamo intorno con calma: Amiens offre tante opzioni carine, tra bistrot affacciati sull’acqua e piccoli locali nascosti nei vicoletti.
Mentre ci godiamo il pasto pensiamo a quanto questa città riesca a stupire.
Se è vero che Amiens incanta con i suoi canali, con le sue case basse e colorate, con quel continuo intreccio tra cielo e acqua, è altrettanto vero che questa città è legata anche a un nome che ha fatto sognare intere generazioni: Jules Verne.
Eh sì, è proprio qui che il celebre autore di Viaggio al centro della Terra, Ventimila leghe sotto i mari e Il giro del mondo in 80 giorni visse per buona parte della sua vita.
Ed è qui che andremo per la nostra prossima tappa, alla scoperta della Maison de Jules Verne, per immergerci — almeno per un po’ — nell’immaginario di uno dei padri della narrativa fantastica e avventurosa.





Dopo esserci rifocillati e aver concesso alle gambe una breve pausa, riprendiamo il nostro cammino, curiosi di immergerci in un’atmosfera diversa da quella vissuta finora.
Arriviamo in Rue Charles Dubois, al numero 2, davanti a una elegante casa in mattoni rossi, con una piccola torre angolare che spicca tra gli edifici vicini: è la Maison de Jules Verne, l’abitazione in cui lo scrittore visse per oltre vent’anni, dal 1882 al 1900.
Varcare la soglia è come entrare direttamente nel suo immaginario. Le stanze sono ancora arredate con gusto ottocentesco e raccontano la vita quotidiana di Verne, ma anche la sua mente curiosa e sempre in movimento.
Scrivanie piene di appunti, globi, strumenti di navigazione, libri ovunque, e poi scale a chiocciola, quadri e cimeli che sembrano usciti da uno dei suoi romanzi.
Ci colpisce la semplicità degli ambienti e al tempo stesso la potenza dell’ispirazione che qui si respira: sembra quasi di vederlo, affacciato a una delle finestre della torre, intento a scrivere nuove avventure per i suoi lettori di tutto il mondo.




















Una tappa che merita davvero, anche per ricordarci quanto la fantasia possa essere radicata in un luogo concreto, fatto di oggetti, luce, e silenzi pieni di idee.
Ed eccoci arrivati all’ultima tappa della giornata, quella che chiude in bellezza il nostro itinerario ad Amiens: la Cathédrale Notre-Dame.
Un monumento imponente, una vera meraviglia gotica, che supera perfino la sua “sorella” più famosa di Parigi in quanto a dimensioni.
Sì, perché questa è la cattedrale più grande di tutta la Francia: lunga 145 metri, alta fino a 42 metri nella navata centrale, e con una facciata riccamente decorata che lascia senza fiato.
Appena ci troviamo davanti al suo portale principale, rimaniamo in silenzio per qualche istante, cercando di assorbire tutta la maestosità di ciò che abbiamo davanti.
Le statue, i rilievi, le guglie e il rosone sembrano raccontare mille storie scolpite nella pietra. E sapere che fu costruita in appena 70 anni – tra il 1220 e il 1288 – la rende ancora più sorprendente.
All’interno, la luce filtra dalle vetrate colorate creando un’atmosfera quasi irreale. Lo spazio è immenso, ma non opprimente: si percepisce un senso di solennità e pace, amplificato dall’eco dei nostri passi sul pavimento in pietra.













Ci fermiamo a osservare la famosa “labirinto” in marmo nero, incastonato nel pavimento, e immaginarci i pellegrini del passato che lo percorrevano in silenzio come atto simbolico di devozione.
Poco distante, una cappella laterale attira la nostra attenzione per un motivo ben preciso: custodisce infatti una reliquia dal valore spirituale e storico immenso, il presunto cranio di San Giovanni Battista.

Secondo la tradizione, fu portato qui durante le Crociate e da allora conservato con grande venerazione. Ancora oggi, molti fedeli arrivano da lontano per vederlo, pregare o semplicemente riflettere in silenzio davanti a una testimonianza così potente della storia cristiana.
Non viene sempre esposto al pubblico, infatti l’esposizione per l’adorazione avviene per quest’anno solo due volte.
Questa presenza aggiunge una dimensione mistica alla cattedrale, che non è solo un capolavoro di architettura gotica, ma anche un luogo profondamente vivo nella fede e nella memoria.
Concludiamo qui la nostra visita, stanchi ma colmi di meraviglia. Amiens ci ha davvero sorpreso, con la sua eleganza discreta, le sue acque tranquille, e questa cattedrale che non è solo un edificio, ma un’esperienza, un viaggio nel tempo e nello spirito.





Domani ci aspetta una giornata impegnativa, quasi “devastante” come la definiamo noi, ma anche estremamente affascinante.
Lasceremo l’entroterra per dirigerci verso la costa, là dove la terra finisce in pareti verticali che si tuffano nel mare.
Ci aspettano le scogliere della Côte d’Opale, paesaggi ventosi e selvaggi che ci accompagneranno nel nostro viaggio verso Lilla.
Zaini pronti, macchina caricata… ma per ora, un po’ di meritato riposo!
Direzione…Lilla
La sveglia è fissata per le 6:00, ma come da tradizione… partiamo con il classico ritardo: un’ora e mezza abbondante!
Non importa ormai lo sappiamo: anche nei viaggi meglio pianificati, gli imprevisti o i ritmi lenti fanno parte dell’esperienza.
Lasciamo alle spalle Amiens e ci dirigiamo verso la costa. Dopo aver ammirato nei nostri viaggi precedenti le bianche falesie della “Côte d’Albâtre” in Normandia, oggi è il turno della sorella più settentrionale: la Côte d’Opale, sulla Manica.
La nostra prima tappa ci porta a Cap Gris-Nez, il punto del continente europeo più vicino all’Inghilterra: solo 33 chilometri ci separano da Dover, e in giornate limpide è possibile scorgerne perfino le scogliere bianche all’orizzonte.
È un’emozione strana — guardare un altro paese senza dover prendere un aereo o salire su un treno. E pensare che proprio sotto questi nostri piedi passa il celebre Eurotunnel, che collega Francia e Regno Unito sotto il mare.
Qui a Cap Gris-Nez, oltre alle scogliere battute dal vento, si trova anche una stazione della guardia costiera francese: un posto strategico e affascinante, dove il rumore delle onde si mescola a quello dei radar e delle comunicazioni radio.
Il paesaggio è brullo, selvaggio e magnifico, con il mare che sembra fondersi col cielo in un unico orizzonte increspato.











Dopo aver assaporato la bellezza ruvida e suggestiva di Cap Gris-Nez, ci rimettiamo in marcia.
La seconda tappa del nostro avvicinamento a Lilla ci porta poco più a nord, sempre lungo la costa: Plage du Cap Blanc-Nez.
Non è solo una sosta panoramica: abbiamo infatti promesso a Giulia che avrebbe potuto “annacquare” almeno i piedini nel Canale della Manica. Una piccola promessa che, come spesso accade nei viaggi con i bambini, assume un valore quasi sacro.
Il cielo però comincia a cambiare tono: nuvole grigie e vento fresco iniziano a farsi sentire. Speriamo davvero che il tempo tenga giusto il necessario per mantenere la parola data.
Arriviamo in spiaggia e, nonostante l’aria frizzante, il panorama è spettacolare: la sabbia dorata, le falesie che si stagliano verso l’alto, e quel mare che più che invitare a un bagno, racconta storie di viaggi e confini.
Ogni tanto, un raggio di sole riesce a farsi largo tra le nubi e regala attimi di tepore che fanno dimenticare il vento tagliente.
Giulia, tutta felice, corre verso l’acqua e riesce finalmente a bagnarsi i piedini nella Manica. Missione compiuta, anche se con le felpe ancora addosso!











Si riparte, stavolta puntando dritti verso Calais, sulla sponda europea dell’Eurotunnel.
Il cielo, però, non sembra apprezzare troppo il nostro entusiasmo: nuvole scure si accumulano minacciose, e il meteo peggiora in modo evidente. Ma non ci facciamo certo scoraggiare!
K-way e ombrelli sono pronti all’uso, e la nostra marcia prosegue con lo stesso spirito che ci ha accompagnati fin dall’inizio di questo viaggio.
Arrivati a Calais, troviamo una pioggia battente e decisa ad accoglierci. Niente paura: ci bardiamo per bene e via, pronti per questa nuova scoperta bagnata.
Parcheggiamo l’auto in un comodo parcheggio pubblico gratuito, proprio a metà strada tra due simboli della città:
da un lato, “Les Bourgeois de Calais”, la celebre scultura di Auguste Rodin che racconta una pagina intensa della Guerra dei Cent’Anni; dall’altro, il Beffroi de l’Hôtel de Ville, con la sua imponente torre civica riconosciuta come patrimonio UNESCO.
Nonostante la pioggia, l’atmosfera è suggestiva: il grigio del cielo sembra esaltare i colori degli edifici in mattoni, e le gocce che scivolano sugli ombrelli diventano quasi parte del paesaggio urbano.



Abbiamo con noi il nostro itinerario preparato con cura prima della partenza, ma — come spesso accade — alla fine si rivela più una guida di riferimento che una vera tabella di marcia. Lo usiamo per non dimenticare i punti di interesse principali, ma lasciamo spazio anche all’improvvisazione, seguendo il ritmo della città e quello delle nostre gambe.
Lasciata la piazza con “I Borghesi di Calais” e l’Hôtel de Ville, ci incamminiamo verso un altro simbolo storico: la Tour du Guet, un’antica torre di guardia medievale che ancora oggi domina la zona con la sua presenza discreta ma significativa.
Nel frattempo, lungo il percorso, ci imbattiamo nel Parc Richelieu, un angolo verde incastonato tra gli edifici della città. Decidiamo di attraversarlo e qui ci colpisce un monumento particolare, dedicato alla memoria storica.
Davanti a noi troviamo due statue in bronzo, una di fianco all’altra, in dialogo silenzioso: Charles De Gaulle e Sir Winston Churchill. Di fronte una serie di profili metallici sembra rappresentare la ricostruzione della Francia nel corso del post conflitto mondiale — da una semplice porzione di sagoma fino al profilo completo rappresentante il contorno geografico del paese.
È una composizione molto evocativa, che ricorda i legami storici tra Francia e Regno Unito, soprattutto nel periodo più drammatico del XX secolo.


Un’inaspettata e bella sorpresa lungo il nostro cammino, che ci ricorda come ogni angolo, anche il meno noto, possa raccontare una storia potente.
Proseguiamo il nostro giro e arriviamo in Place d’Armes, una piazza ampia e piuttosto vivace, circondata da palazzi eleganti e caffè che cercano di resistere alla pioggia con tendoni e ombrelloni.
Qui troviamo finalmente la “Tour du Guet”, la torre di guardia medievale che avevamo segnato sull’itinerario. Alta e massiccia, risale al XIII secolo e un tempo faceva parte delle fortificazioni della città. È uno dei pochi edifici sopravvissuti a secoli di guerre e bombardamenti, e il suo profilo svetta tra le architetture moderne come un testimone silenzioso della storia di Calais.

Ma la piazza ci regala anche un’altra piccola sorpresa: una statua in bronzo del Generale Charles De Gaulle, ritratto in un momento intimo e inaspettato — non da solo, non in posa solenne, ma mentre passeggia mano nella mano con sua moglie, Yvonne Charlotte Vendroux.
Un’immagine tenera e molto umana di una figura storica spesso associata solo alla guerra e alla politica.
E scopriamo anche che proprio Calais è il luogo dove i due si sono sposati nel 1921, un dettaglio che rende questa statua ancora più significativa nel contesto cittadino.

A questo punto, ripartiamo spediti verso le ultime due tappe calesiane prima di lasciare la città: il Faro di Calais e il famoso Drago meccanico.
Camminando tra le vie ormai familiari, incrociamo ancora qualche monumento sparso qua e là, testimonianze storiche che la città sembra disseminare senza ostentazione. Ogni angolo ha qualcosa da raccontare, anche solo con una targa, una statua, una facciata decorata. Calais ci sorprende ancora, anche fuori dai circuiti più turistici.
Dopo una breve passeggiata, arriviamo al Phare de Calais, il faro cittadino, alto e slanciato con i suoi oltre 50 metri. Costruito nel 1848, è ancora in funzione e guida le navi che attraversano lo stretto della Manica. La sua elegante struttura bianca si staglia contro il cielo plumbeo, e anche se non saliamo (sarebbe possibile solo con visita guidata), ci basta vederlo da vicino per apprezzarne la bellezza sobria e marinaresca.



Purtroppo, niente Drago.
Il sito che lo custodisce oggi è chiuso, e ci tocca accontentarci di un saluto da lontano… o meglio, nemmeno quello. Giulia è un po’ delusa — lo eravamo anche noi — ma fa parte del gioco dei viaggi: non sempre si riesce a vedere tutto. Sarà un buon motivo per tornare.
Ci dirigiamo quindi verso l’auto, ma prima di concludere la nostra visita a Calais, seguiamo fedelmente l’ultima tappa prevista dal nostro itinerario: Église Notre-Dame de Calais.
Questa chiesa ci accoglie con la sua facciata imponente e austera, tipica dell’architettura gotica inglese, unica nel suo genere in Francia. È infatti uno dei pochi esempi di stile perpendicular gothic presenti nel Paese — un’eredità del periodo in cui Calais fu sotto il controllo britannico, dal 1347 al 1558.
All’interno, l’atmosfera è silenziosa e raccolta. Le luci filtrano dai finestroni alti, disegnando giochi di ombre sulle navate. Ci colpisce la cappella dedicata alla Vergine, con le sue decorazioni più intime e calde, e il pensiero va anche a Carles De Gaulle e Yvonne, che qui celebrarono il loro matrimonio.
Un ultimo momento di pace prima di salutare definitivamente questa città sorprendente, ricca di storia, simboli e angoli tutti da scoprire.



Lasciamo Calais e puntiamo verso Dunkerque, cittadina dal forte legame con la Seconda Guerra Mondiale. Qui, tra il 26 maggio e il 4 giugno 1940, si svolse la celebre Operazione Dynamo, il gigantesco piano di evacuazione che permise a oltre 330.000 soldati alleati di fuggire verso l’Inghilterra sotto il fuoco delle forze tedesche. Un episodio drammatico e al tempo stesso eroico, che ha segnato per sempre la memoria della città.
Fin dall’ingresso, Dunkerque ci racconta la sua anima marinara: da un lato i cantieri navali che si incontrano arrivando da ovest, dall’altro un’architettura che mescola storia e modernità, come se il mare avesse modellato non solo il porto ma anche le case.
Passeggiando lungo le banchine, lo sguardo viene catturato dalle diverse tipologie di imbarcazioni attraccate: piccole barche da pesca, yacht moderni e, soprattutto, una vera perla del passato che ci lascia a bocca aperta. Davanti a noi, imponente e affascinante, si staglia la Duchessa Anna, un veliero a tre alberi dal sapore d’altri tempi, oggi museo galleggiante. Il suo scafo bianco e le vele arrotolate raccontano storie di lunghe traversate e di mari lontani, portandoci per un attimo fuori dal presente.

La nostra visita a Dunkerque è piuttosto rapida: i tempi del viaggio oggi sono un po’ più stretti del previsto e dobbiamo allungare il passo per raggiungere Lilla.
Saltata la tappa al faro all’ingresso della città, lasciamo l’auto in un parcheggio a pagamento vicino all’Hôtel de Ville e ci incamminiamo verso Place Jean Bart. Qui troneggia la statua dedicata al leggendario corsaro francese Jean Bart (1650-1702), eroe locale che difese strenuamente la Francia nelle guerre contro l’Inghilterra e l’Olanda, divenendo simbolo di coraggio e ingegno navale.
Proseguendo tra le vie del centro, incrociamo il Beffroi Saint-Éloi de Dunkerque e l’Église Catholique Saint-Éloi, due punti di riferimento storici della città.
A pochi minuti di distanza si trova anche il Memoriale degli Alleati, che ricorda il sacrificio delle forze britanniche, francesi, belghe e canadesi durante l’Operazione Dynamo del 1940, quando migliaia di soldati furono evacuati dalle spiagge sotto il fuoco nemico. Purtroppo, il tempo stringe e dobbiamo limitarci ad ammirarlo da fuori, rimandando a un’altra volta la visita approfondita, insieme a quella del Museo dell’Operazione Dynamo.
Dunkerque ci saluta così, con il profumo di salsedine nell’aria e la promessa di ritrovarla con più calma.









Riprendiamo il nostro viaggio…
Lilla
Arrivati a Lille nel tardo pomeriggio di ieri, una volta sistemati nella nostra nuova “base”, ci siamo rifocillati, rinfrescati e concessi un po’ di riposo. Questa mattina, con un orario più consono al nostro ritmo di viaggio, siamo pronti per iniziare l’esplorazione della città.
Scopriamo subito che, tra le altre cose, questo angolo di Francia ha dato i natali al Generale Charles De Gaulle. La sua maison natale, oggi museo, dista appena poche centinaia di metri dal nostro alloggio, purtroppo non riusciremo ad entrarci in quanto Giulia era comprensibilmente stanca per aver camminato molto.

Ecco allora che, dopo aver programmato le tappe della giornata, iniziamo il nostro giro dalla scoperta di due delle antiche porte di accesso alla città fortificata.
La Porte de Gand, costruita nel XVII secolo durante il dominio spagnolo, era l’ingresso principale verso Gand e le Fiandre orientali. Il suo aspetto massiccio e l’architettura in mattoni e pietra calcarea la rendono una delle testimonianze più imponenti della Lille fortificata di Vauban.

Proseguiamo poi verso la Porte de Roubaix, più piccola ma altrettanto suggestiva, eretta nello stesso periodo e rivolta verso la città di Roubaix. In passato fungeva da punto di controllo per merci e viaggiatori, mentre oggi, circondata da edifici moderni, sembra un ponte tra epoche diverse.

Questi due varchi superstiti ci ricordano che Lille, prima di diventare la vivace città universitaria e culturale che conosciamo, è stata per secoli una piazzaforte contesa da francesi, spagnoli e fiamminghi.
Proseguiamo per la nostra tappa successiva, il Musée de l’Hospice Comtesse, un edificio che colpisce immediatamente per il suo fascino architettonico. Fondato nel 1237 da Jeanne de Flandre, contessa di Fiandra, nacque come ospedale e convento per accogliere i malati, i poveri e i pellegrini. Oggi ospita un museo che racconta la storia di Lille attraverso opere d’arte, manufatti, mobili e ricostruzioni di ambienti d’epoca, offrendo uno spaccato della vita cittadina nei secoli passati.




Lasciato questo luogo intriso di storia, ci dirigiamo verso la maestosa Cathédrale Notre-Dame-de-la-Treille. La sua costruzione iniziò nel 1854, ma venne completata solo nel 1999, un secolo e mezzo dopo, con una facciata contemporanea che si distingue nettamente dal resto dell’edificio. La cattedrale è dedicata a Nostra Signora della Treille, patrona della città, il cui nome deriva da un’icona venerata fin dal Medioevo. L’interno, luminoso e solenne, è un connubio armonioso tra elementi neogotici e soluzioni moderne, con splendide vetrate e giochi di luce che creano un’atmosfera quasi eterea.






Proseguiamo ora puntando verso Place du Théâtre, elegante piazza che concentra alcuni dei gioielli architettonici di Lille. Qui si affaccia l’Opéra de Lille, inaugurato nel 1923 e costruito in stile neoclassico dopo che il precedente teatro fu distrutto da un incendio nel 1903. La sua facciata imponente, ornata di statue e bassorilievi, racconta ancora oggi la vocazione artistica della città.
Accanto, si trova la Vieille Bourse de Lille, vero simbolo cittadino. Costruita tra il 1652 e il 1653 per volere del governatore dei Paesi Bassi spagnoli, è composta da 24 case che racchiudono un cortile interno decorato da splendidi archi e ghirlande scolpite. Un tempo cuore pulsante delle transazioni commerciali, oggi ospita mercatini di libri, partite di scacchi e piccoli eventi culturali. La sua posizione privilegiata le consente di affacciarsi anche sulla Grand Place, la piazza principale di Lille.
Sempre su Place du Théâtre si erge il Beffroi de la Chambre de Commerce de Lille, costruito all’inizio del XX secolo in stile neofiammingo. Con la sua torre alta 76 metri, dominata da un orologio, serviva da segno di prestigio e potere economico della città, all’epoca uno dei più importanti centri commerciali del nord della Francia.




Tutti questi palazzi meriterebbero una visita approfondita per apprezzarne appieno la storia e l’architettura… ma per farlo servirebbe almeno il doppio dei giorni a disposizione.
Nonostante il nostro programma serrato, la curiosità ha la meglio: attratti dal via vai all’ingresso della Vieille Bourse, varchiamo il portone principale e ci ritroviamo in un cortile interno sorprendente, accessibile dai quattro lati del palazzo grazie ai passaggi ad arco decorati in stile rinascimentale fiammingo.
Questo spazio, un tempo animato da mercanti e banchieri del XVII secolo, oggi è un luogo vivo e vibrante, dove si incontrano venditori di libri, giocatori di scacchi e turisti. Al centro, tra la pavimentazione storica e le facciate ornate di ghirlande scolpite, troviamo un’opera d’arte curiosa e inaspettata: l’installazione “ORB” dell’artista spagnolo SpY, una scultura sfaccettata e riflettente, composta da numerosi specchi convessi simili a quelli che si trovano solitamente nei sistemi di sicurezza stradale. Questi elementi sono moltiplicati e disposti per formare una struttura sferica, trasformando un oggetto quotidiano in un’opera d’arte sorprendente


Attraversato il cortile della Vieille Bourse, sbuchiamo sulla Grand Place, ufficialmente Place Général De Gaulle, cuore pulsante di Lille. Qui, oltre all’edificio dal quale siamo appena usciti, si affaccia il Théâtre du Nord, ospitato in un elegante palazzo del XVIII secolo, un tempo sede della Grand’Garde, il corpo di guardia della città. Accanto, un altro imponente edificio, verosimilmente l’ex sede amministrativa regionale, testimonia il passato politico e istituzionale della piazza.


Attorno a noi, facciate variopinte in stile fiammingo raccontano secoli di storia commerciale e culturale, mentre al centro svetta la Colonne de la Déesse, eretta in ricordo dell’assedio del 1792.

Siamo ormai ben oltre l’orario canonico del pranzo e, accontentando la nostra piccola esploratrice, ci concediamo un pit stop “di compromesso” al Burger King, che alla fine si rivela un po’ più distante di quanto avessimo immaginato. Poco male: pranziamo con calma, approfittando della sosta per ricaricare le energie dopo la bella sgambata del mattino.
Rinvigoriti, riprendiamo il nostro itinerario puntando verso la Citadelle de Lille, imponente fortezza voluta da Luigi XIV e progettata dal celebre ingegnere militare Vauban, soprannominata la regina delle cittadelle. Ma prima di addentrarci nella storia militare della città, onoriamo una piccola tradizione di viaggio: il caffè da Starbucks Coffee, che diventa la nostra “pausa-rituale” in ogni nuova città.

La Citadelle de Lille è una delle opere più imponenti del genio militare di Sébastien Le Prestre de Vauban, costruita tra il 1667 e il 1670 per volere di Luigi XIV dopo l’annessione della città alla Francia. Soprannominata la regina delle cittadelle, la sua pianta a stella a cinque punte era studiata per garantire la massima capacità difensiva, con fossati, bastioni e cortine murarie perfettamente integrati nel paesaggio circostante.
Oggi la cittadella è ancora una struttura militare attiva, ospitando reparti dell’esercito francese, ma gran parte del parco circostante è aperto al pubblico, ma oggi non ne è consentito l’accesso. Qui è possibile passeggiare, fare jogging o semplicemente ammirare le imponenti mura dall’esterno, respirando l’aria fresca e godendo di un’oasi di verde nel cuore della città. Ci limitiamo ad ammirarne da fuori i bastioni.

Le gambe ormai iniziano a farsi sentire, e visto che la Cittadella oggi non è visitabile decidiamo di cambiare direzione e puntare verso il numero 9 di Rue Princesse. Lì si trova la Maison Natale de Charles de Gaulle, la casa borghese dei nonni materni dove, il 22 novembre 1890, nacque il futuro generale e presidente della Repubblica francese. L’edificio, trasformato in museo, custodisce arredi originali, oggetti d’infanzia e documenti che raccontano non solo la sua nascita ma anche le origini familiari e l’ambiente in cui mosse i primi passi.
Dal 2014 la casa è stata dichiarata monumento storico nazionale, a testimonianza dell’importanza che De Gaulle riveste nella storia della Francia contemporanea.
Come già accennato, però, non riusciremo a visitare la casa museo: la nostra piccola esploratrice è giustamente stanca dopo la lunga giornata. Ci limitiamo quindi a raggiungere il civico, scattare qualche foto dall’esterno e portare a casa almeno il ricordo di questo luogo simbolico, prima di rientrare al nostro alloggio per riposarci.

Al risveglio ci accoglie una pioggia leggera e una temperatura decisamente gradevole. Decidiamo di prendercela con calma: pranziamo a casa e, solo nel primo pomeriggio, ci avventuriamo verso una parte della città un po’ più distante dal nostro alloggio.
Con una passeggiata di circa mezz’ora raggiungiamo Place de la République, una delle piazze più ampie ed eleganti di Lille.
Sul lato orientale si affaccia il Palais de la Préfecture, costruito nella seconda metà dell’Ottocento in stile neoclassico, che ospita ancora oggi gli uffici amministrativi della Prefettura del Nord. La sua facciata, solenne e simmetrica, riflette la volontà del Secondo Impero francese di dotarsi di edifici rappresentativi e autorevoli.
Di fronte, sul lato occidentale, si erge il maestoso Palais des Beaux-Arts de Lille, inaugurato nel 1892. È considerato uno dei più grandi musei di belle arti in Francia dopo il Louvre e custodisce una straordinaria collezione che spazia dai dipinti fiamminghi e olandesi (con capolavori di Rubens, Van Dyck, Bruegel) alle tele francesi del XIX secolo (Delacroix, Courbet, Monet) fino alle sculture di Rodin. L’edificio stesso è un’opera d’arte, con la sua architettura monumentale tipica della Belle Époque.
Al centro della piazza si trova la grande fontana decorata dal “Groupe des Trois”, un’opera realizzata nel 1985 dagli scultori Eugène Dodeigne e Jean-Pierre Leroy. Le tre figure femminili in bronzo simboleggiano le regioni storiche del Nord della Francia: le Fiandre, l’Artois e la Piccardia, unite in un abbraccio che esprime identità comune e appartenenza.





Mentre noi ci soffermiamo ad ammirare la piazza e i suoi contrasti architettonici, Giulia ne approfitta per divertirsi un po’ con il suo monopattino, trasformando lo spazio urbano in un piccolo parco giochi. Dopo questa pausa rigenerante, riprendiamo il nostro itinerario pomeridiano.
Dal cuore di Place de la République ci muoviamo verso il Théâtre Sébastopol, inaugurato nel 1903. La sua costruzione divenne necessaria dopo che un incendio distrusse il precedente teatro municipale. L’edificio, in stile eclettico con tocchi neobarocchi, deve il suo nome alla vittoria francese a Sebastopoli durante la Guerra di Crimea (1855). Con i suoi quasi 1.500 posti, ancora oggi è uno dei luoghi principali della vita culturale di Lille, ospitando spettacoli teatrali, concerti e opere.
Dopo una breve sosta per ammirarne la facciata, ci incamminiamo verso la monumentale Porte de Paris, uno degli archi di trionfo più spettacolari della città. Fu costruita tra il 1685 e il 1692 per celebrare l’ingresso di Luigi XIV a Lille dopo la conquista della città. Il portale, riccamente decorato con sculture e rilievi allegorici, esalta il “Re Sole” come portatore di pace e prosperità. Ancora oggi resta una delle testimonianze più visibili della Lille barocca.
Pochi passi più in là si staglia la sagoma imponente del Beffroi de l’Hôtel de Ville, dichiarato Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Costruito tra il 1924 e il 1932 su progetto dell’architetto Émile Dubuisson, è un capolavoro di stile art déco e domina la città con i suoi 104 metri di altezza, rendendolo il beffroi più alto d’Europa. La torre si erge accanto al moderno Hôtel de Ville, distrutto durante la Prima Guerra Mondiale e ricostruito negli anni ’20. Oggi il Beffroi non è solo un simbolo civico, ma anche un punto panoramico: la sua cima regala una vista spettacolare su Lille e sulla campagna circostante.






È ormai l’ora della merenda… decidendo di tornare verso la Piazza della Vecchia Borsa la nostra attenzione viene attratta da due edifici e da un murale sulla facciata di un palazzo.
Il primo è l’elegante edificio che oggi ospita l’Hermitage Gantois, un albergo cinque stelle ricavato in un antico ospedale del XV secolo, il “Hospice Gantois”. Fondato nel 1462 da Jean de la Cambe, mercante di Lille, l’ospedale accoglieva i poveri e i malati della città. La struttura, che nel tempo ha subito diversi ampliamenti e restauri, conserva ancora tracce gotiche e rinascimentali, integrate oggi in un raffinato complesso di lusso che unisce storia e modernità.

L’altro edificio che cattura la nostra attenzione è ciò che resta dell’Abbazia di Marchiennes, un antico complesso monastico fondato nel VII secolo e che per secoli ebbe grande influenza religiosa e culturale sulla regione. Le sopravvivenze architettoniche che vediamo, integrate nel tessuto urbano moderno, sono una testimonianza del prestigio che l’abbazia ebbe fino alla Rivoluzione francese, quando venne in gran parte smantellata.

Infine, lo sguardo viene catturato da un’opera di arte urbana: il murale intitolato « Le jour qui suit », realizzato dall’artista francese ADOR, originario di Nantes. L’opera, dipinta nel 2023 in occasione della sesta edizione della Biennale Internazionale dell’Arte Murale di Lille, rappresenta una serie di personaggi dal naso lungo impilati uno sull’altro in precario equilibrio, quasi a suggerire la fragilità delle nostre costruzioni sociali. Quest’opera ha riscosso grande successo ed è stata selezionata tra le finaliste del premio Golden Street Art 2023.

Soddisfatto il nostro bisogno di zuccheri presso un chioschetto nei pressi della stazione di Lille, riprendiamo con calma la strada del ritorno. Passeggiando tra le vie ciottolate del centro, con il loro fascino antico che ormai ci è diventato familiare, rientriamo al nostro alloggio.
È tempo di riposo: domani ci attende una nuova tappa del nostro viaggio, direzione Reims, città di cattedrali gotiche e di bollicine famose in tutto il mondo.
Puntando verso sud…
Sveglia, colazione, carico in auto dei bagagli e partenza per la prossima destinazione… maaa… decidiamo di inserire una tappa intermedia: Arras.
Lasciamo la macchina nel parcheggio sotterraneo in Grand’Place e, attraversandola, ammiriamo le facciate degli eleganti edifici che la circondano. Questa piazza, nata nel Medioevo come luogo di mercato, era il cuore economico della città: vi si tenevano fiere, scambi e manifestazioni pubbliche. Gli edifici che la incorniciano, costruiti tra XVII e XVIII secolo in stile fiammingo-barocco, furono quasi completamente distrutti durante la Prima Guerra Mondiale e poi ricostruiti fedelmente negli anni ’20, restituendo alla piazza il suo aspetto originale.
Imbuchiamo Rue de la Taillerie e arriviamo in Place des Héros, considerata la più scenografica di Arras. Più raccolta e intima rispetto alla Grand’Place, deve il suo nome agli “eroi” della Resistenza fucilati dai nazisti durante l’occupazione tedesca. Sin dal Medioevo fu il cuore civico e politico della città, sede di celebrazioni, esecuzioni pubbliche e cerimonie.
Sul lato opposto al nostro ingresso si erge l’Hôtel de Ville, un gioiello del gotico fiammeggiante iniziato nel 1501 e completato nel XVII secolo. La sua facciata ornata di pinnacoli e sculture è un esempio straordinario dell’arte municipale delle Fiandre. L’edificio fu anch’esso devastato durante la Grande Guerra, ma ricostruito pietra su pietra nel dopoguerra, restituendo ad Arras uno dei suoi simboli. A custodirlo si innalza il maestoso Beffroi, campanile civico dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO, che per secoli ha scandito la vita cittadina con le sue campane e vegliato come sentinella sulla città.Lasciamo la macchina nel parcheggio sotterraneo in Grand’Place e, attraversandola, ammiriamo le facciate degli eleganti edifici che la circondano. Questa piazza, nata nel Medioevo come luogo di mercato, era il cuore economico della città: vi si tenevano fiere, scambi e manifestazioni pubbliche. Gli edifici che la incorniciano, costruiti tra XVII e XVIII secolo in stile fiammingo-barocco, furono quasi completamente distrutti durante la Prima Guerra Mondiale e poi ricostruiti fedelmente negli anni ’20, restituendo alla piazza il suo aspetto originale.
Imbuchiamo Rue de la Taillerie e arriviamo in Place des Héros, considerata la più scenografica di Arras.
Più raccolta e intima rispetto alla Grand’Place, deve il suo nome agli “eroi” della Resistenza fucilati dai nazisti durante l’occupazione tedesca. Sin dal Medioevo fu il cuore civico e politico della città, sede di celebrazioni, esecuzioni pubbliche e cerimonie.
Sul lato opposto al nostro ingresso si erge l’Hôtel de Ville, un gioiello del gotico fiammeggiante iniziato nel 1501 e completato nel XVII secolo. La sua facciata ornata di pinnacoli e sculture è un esempio straordinario dell’arte municipale delle Fiandre. L’edificio fu anch’esso devastato durante la Grande Guerra, ma ricostruito pietra su pietra nel dopoguerra, restituendo ad Arras uno dei suoi simboli. A custodirlo si innalza il maestoso Beffroi, campanile civico dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO, che per secoli ha scandito la vita cittadina con le sue campane e vegliato come sentinella sulla città.





Proseguiamo il nostro cammino verso il Musée des Beaux-Arts d’Arras, ospitato nell’antica abbazia benedettina di Saint-Vaast, complesso monumentale tra i più importanti della città. Purtroppo il museo è temporaneamente chiuso per lavori, ma la sua architettura imponente vale comunque una sosta.
Accanto sorge la Cathédrale Notre-Dame de l’Assomption et Saint Vaast, costruita nel XVIII secolo in stile neoclassico dopo che la precedente cattedrale gotica venne distrutta durante la Rivoluzione francese. La facciata austera e armoniosa si affaccia sulla piazza con un colonnato che ricorda i templi antichi; purtroppo quando arriviamo è ancora chiusa, e ci limitiamo ad ammirarla dall’esterno.
Nel frattempo scopro, cercando qualche curiosità, che Arras è la città natale di Maximilien Robespierre, figura chiave della Rivoluzione francese e tra i protagonisti più controversi del periodo del Terrore. Decidiamo quindi di raggiungere e fotografare la sua maison natale, una dimora semplice che oggi ospita un piccolo museo dedicato alla sua vita e al clima politico dell’epoca.


Torniamo verso la Cattedrale che ora è aperta e ne godiamo del suo interno







Lasciamo la cattedrale per far ritorno verso il parcheggio, pronti a rimetterci in auto per raggiungere Reims. Durante la nostra passeggiata, però, nella ricerca della solita calamita ricordo, scopriamo quasi per caso un altro luogo di culto: l’Église Saint-Jean-Baptiste.
Si tratta di una chiesa antica, le cui origini risalgono al Medioevo, anche se l’edificio attuale ha subito ricostruzioni e restauri successivi, in particolare dopo i bombardamenti della Prima Guerra Mondiale che colpirono duramente la città di Arras. Dall’esterno si presenta con linee semplici ma eleganti, e al suo interno custodisce alcune opere religiose legate alla devozione locale. Un incontro inatteso, che aggiunge un tassello in più alla nostra scoperta della città.





Uscendo dalla cattedrale scorgiamo una vera chicca…se pare quasi presa in prestito dal mitico Doctor Who…

Torniamo all’auto e lasciando Arras ci dirigiamo verso il nostro alloggio a Reims.
Reims…
Iniziamo la seconda settimana di viaggio con l’esplorazione di un vero gioiello: Reims.
Reims è una delle città più importanti della regione dello Champagne, celebre non solo per i suoi rinomati vigneti e per le prestigiose Maison de Champagne, ma soprattutto per la sua storia.
Fu infatti qui che, a partire dal Medioevo, vennero incoronati quasi tutti i re di Francia e ha anche un ruolo significativo nella storia più recente: durante la Seconda Guerra Mondiale, l’atto di resa della Germania nazista fu firmato proprio a Reims, l’8 maggio 1945, presso la sede del quartier generale alleato.

Arriviamo a Reims nel tardo pomeriggio, prendiamo possesso dell’alloggio, disfiamo le valige, ceniamo e metto in cantiere il programma della giornata di domani che sarà abbastanza tosta.
La mattina ci alziamo prestino: colazione, prepariamo qualche panino per il pranzo e via a scoprire questa città ricca di storia. Raggiungiamo il centro a piedi — per fortuna la piccola viaggia di monopattino! — avendo già deciso che poi si rientra in tram, visto che la fermata è a cinquanta metri da casa.
In circa mezz’oretta arriviamo a Place de la République, dove ci accoglie uno dei simboli della Reims romana: la Porte de Mars.
Si tratta di un maestoso arco di trionfo risalente al III secolo, un tempo utilizzato come porta d’accesso alla città. Con i suoi 32 metri di lunghezza e 13 di altezza, è considerato uno degli archi romani più grandi giunti fino a noi. Ancora oggi conserva splendidi bassorilievi che raffigurano scene mitologiche e momenti della vita romana.
Oggi i resti si affacciano su una piazza moderna, animata da una fontana a sfioro al centro, nella quale i bambini si divertono a rincorrere i getti d’acqua. E proprio di fronte, a ricordarci che Reims non è solo storia ma anche leggenda, campeggia la scritta luminosa “Reims Legend’r la Champagne”: un connubio perfetto tra passato e modernità.



Di fronte alla scritta, sul lato opposto della piazza, si trova il Monument aux Morts du Square de Reims, eretto per commemorare i caduti della Prima Guerra Mondiale. Realizzato negli anni Venti, rappresenta un omaggio alla resilienza della città, duramente colpita dai bombardamenti, e alla memoria dei suoi cittadini che persero la vita durante il conflitto. La sua collocazione, proprio accanto ai resti romani della Porte de Mars, crea un suggestivo contrasto tra epoche diverse: dall’antichità imperiale al dolore e alla rinascita del Novecento.

Riprendiamo la nostra esplorazione dirigendoci verso la Cattedrale di Reims ed, in una piccola piazzetta, Place Jules Lobet, scorgiamo una fontana che sembra arrivare direttamente dal passato: la Fontaine des Boucheries.
Realizzata nel XVI secolo, deve il suo nome alle antiche macellerie che un tempo animavano questa zona della città. La fontana, restaurata più volte nei secoli, conserva ancora oggi un fascino rinascimentale, con le sue decorazioni sobrie ma eleganti che ricordano la vita quotidiana della Reims di un tempo.

Raggiungiamo dunque la Cathédrale Notre-Dame de Reims.
La storia si respira già dall’esterno… la statua in bronzo della Pulzella d’Orléans, Giovanna d’Arco, a cavallo e quasi nascosta tra gli alberi, ci ricorda il profondo legame che unisce questa città e la sua cattedrale alle monarchie francesi.
Proprio qui, infatti, per secoli furono incoronati i re di Francia, in un rituale che sanciva l’autorità divina della monarchia. La stessa Giovanna d’Arco, nel 1429, accompagnò Carlo VII a Reims affinché ricevesse la consacrazione nella cattedrale, un evento che trasformò la giovane guerriera in simbolo della riscossa francese.

Prima di dedicarci alla visita della Cathédrale Notre-Dame, decidiamo di fare una pausa per il pranzo. Ci sediamo su una panchina proprio di fronte alla sua maestosa facciata: un luogo semplice, ma con una vista che vale più di qualsiasi ristorante.
Davanti a noi si apre uno dei capolavori del gotico francese: la facciata della cattedrale di Reims, iniziata nel XIII secolo, celebre per l’armonia delle sue proporzioni e per la profusione di statue (più di 2.300 in tutta la cattedrale). Spiccano immediatamente le tre grandi portali scolpiti, dedicati alla Vergine, al Giudizio Universale e a Cristo Re, e sopra di essi la magnifica “galleria dei re”, dove si distingue la statua di Clodoveo, primo sovrano dei Franchi battezzato proprio a Reims.
È impossibile non lasciarsi affascinare anche dal sorriso enigmatico dell’“Angelo che sorride”, simbolo della città, scolpito nel XIII secolo e miracolosamente restaurato dopo i bombardamenti della Prima guerra mondiale.
Mentre mangiamo il nostro pranzo al sacco, ci sembra quasi di fare un salto nel tempo: in questo stesso luogo, per secoli, sono stati incoronati i re di Francia.



Dopo aver ammirato la facciata e aver terminato il nostro pranzo, entriamo finalmente nella Cathédrale Notre-Dame di Reims. L’interno ci accoglie con una luce colorata che filtra silenziosa attraverso le vetrate gotiche, come se ogni raggio volesse raccontare un frammento della storia millenaria di questo luogo.
La prima cosa che cattura il nostro sguardo è il grande rosone occidentale: un’esplosione di blu, rosso e oro sospesa sopra l’ingresso principale. Le sue vetrate del XIII secolo — restaurate dopo i bombardamenti della Prima guerra mondiale — rappresentano scene dedicate alla Vergine e alla Bibbia, intrecciate in un mosaico di luce che sembra cambiare a ogni passo. È impossibile non fermarsi qualche istante ad osservarlo, incantati dalla precisione dei dettagli e dal modo in cui la luce trasforma la pietra in una specie di cattedrale nella cattedrale.


Proseguendo lungo la navata, notiamo una targa di pietra che ricorda tutti i re di Francia incoronati qui. Sono trentatré nomi che attraversano quasi un millennio: da Luigi il Pio nell’816 fino a Carlo X nel 1825. Leggerli uno dopo l’altro fa un certo effetto: ci si rende conto di quanto Reims non sia solo un capolavoro dell’arte gotica, ma anche un luogo simbolico del potere reale francese. È come camminare in una pagina di storia viva, dove ogni re ha lasciato un’impronta.

Poco più avanti, una grande opera appesa alla parete cattura la nostra attenzione: uno straordinario arazzo fiammingo del XV-XVI secolo, parte di un ciclo dedicato alla vita della Vergine.

Mentre proseguiamo lungo la navata laterale, la nostra attenzione viene catturata da un’altra targa commemorativa, diversa dalle precedenti per solennità e portata storica. È dedicata “Alla gloria di Dio e in memoria di un milione di morti dell’Impero Britannico che caddero nella Grande Guerra 1914–1918 e dei quali la maggior parte riposa in Francia.

Proseguendo la nostra visita, ci spingiamo dietro l’altare maggiore, dove si apre la cappella assiale, uno degli angoli più affascinanti e inattesi dell’intera cattedrale. Qui l’atmosfera cambia improvvisamente: la luce si fa più morbida, più raccolta, e a illuminare la pietra non sono più le antiche vetrate gotiche, ma i colori moderni e poetici di Marc Chagall.
Le sue vetrate, realizzate negli anni Ottanta, sembrano fluttuare nella penombra della cappella come enormi acquerelli sospesi. Dominano i toni del blu profondo, del verde acqua e dei rossi che si fondono l’uno nell’altro senza confini netti, tipici dello stile sognante dell’artista. Le scene rappresentano episodi dell’Antico Testamento, figure di santi e riferimenti alla storia cristiana

Lungo le facciate settentrionale e meridionale della cattedrale si trovano altre due cappelle con vetrate realizzate dall’artista tedesco Imi Knoebel. Una è dedicata alla riconciliazione franco-tedesca, simbolo di pace tra i due Paesi, mentre l’a cappella assiale’altra è dedicata a Santa Giovanna d’Arco




Dirigendoci verso l’uscita possiamo apprezzare, posto sulla facciata nord-ovest della Cattedrale l’orologio astronomico. La cassa in legno scolpito riproduce la facciata di una chiesa gotica, con decorazioni e piccole sculture. Oltre a segnare le ore con un quadrante a numeri romani, l’orologio è noto per il suo complesso meccanismo interno. All’ora esatta, un sistema di figure animate, che rappresentano le stagioni, le fasi lunari e i Re Magi, apparivano ed entravano dalle porte sul quadrante. L’orologio e il suo carillon sono stati restaurati e sono tornati a funzionare nel 1988.

Lasciamo la Cattedrale con ancora negli occhi le sue luci e i suoi silenzi, e ci ritroviamo subito davanti al Palais du Tau, l’antica residenza degli arcivescovi e luogo in cui per secoli venivano preparati i re di Francia prima della loro incoronazione. L’edificio, con la sua elegante architettura classica, sembra quasi voler continuare il racconto iniziato nella cattedrale: qui si conservavano i tesori delle incoronazioni, le vesti regali, i reliquiari, la celebre Sainte Ampoule.
Purtroppo, come spesso accade nei nostri viaggi, lo troviamo interamente coperto da impalcature: il palazzo è in piena fase di ristrutturazione e l’accesso al pubblico è sospeso. Lo guardiamo da fuori cercando di immaginare le sue sale, i suoi arazzi, i suoi corridoi carichi di storia… ma ci dobbiamo accontentare. Una piccola delusione, mitigata però dalla consapevolezza che i restauri sono ciò che permette a questi luoghi di attraversare i secoli.
Decidiamo allora di proseguire verso la nostra prossima tappa: la Biblioteca Carnegie di Reims. L’edificio, donato alla città dopo la Prima Guerra Mondiale dalla Fondazione Carnegie, è un gioiello dell’Art Déco, progettato dall’architetto francese Max Sainsaulieu. Presenta elementi decorativi di pregio, tra cui mosaici, vetrate artistiche e marmi pregiati.
Ci avviciniamo con curiosità crescente, pronti a varcare la soglia… ma, come da nostra inossidabile tradizione di viaggio, arriviamo fuori orario di visita. Cancello chiuso, sala lettura inaccessibile, e noi che ci scambiamo uno sguardo a metà tra la rassegnazione e la risata. Pare proprio che certe tradizioni siano difficili da spezzare.

Ci dirigiamo a questo punto verso le nostre prossime tappe, attraversando Place Royale, una piazza elegante e ordinata, dominata dalla statua di Luigi XV che osserva i passanti con l’aria di chi ha visto scorrere secoli di storia. Le facciate neoclassiche che la circondano danno alla piazza un tono quasi parigino, ma più raccolto, più tranquillo: un piccolo salotto urbano dove ogni geometria sembra pensata per dialogare con l’altra.


Approfittiamo del passaggio per goderci qualche istante di calma, osservando la vita quotidiana che scorre: chi si riposa sulle panchine, chi attraversa la piazza di fretta, chi si ferma a fotografare la statua illuminata dalla luce di metà pomeriggio.
Da qui, in pochi passi, raggiungiamo il Cryptoportique, una struttura romana sorprendentemente ben conservata, incastonata nel cuore moderno della città come un frammento di un’altra epoca riemerso alla luce del giorno. È affascinante pensare che sotto i nostri piedi passassero già duemila anni fa commercianti, soldati, cittadini dell’antica Durocortorum. L’edificio, semisepolto e ombreggiato, conserva ancora il fascino silenzioso delle architetture romane: un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Purtroppo per noi risulta essere chiuso temporaneamente.
Riprendiamo poi il nostro cammino verso il Musée-Hôtel Le Vergeur, una dimora storica trasformata in museo che promette di essere un piccolo scrigno di collezioni curiose e ambienti d’epoca. Già dall’esterno, con il suo cortile e le sue linee gotiche e rinascimentali intrecciate, il luogo trasmette quiete e raffinatezza, come se custodisse mille storie pronte a rivelarsi una volta varcata la porta.

Lasciato alle spalle il Musée-Hôtel Le Vergeur, proseguiamo la nostra passeggiata attraverso le vie tranquille del centro storico, diretti verso l’Hôtel de Ville, il municipio di Reims. L’edificio compare poco alla volta tra i palazzi circostanti, ma quando finalmente lo raggiungiamo, la facciata si impone con tutta la sua eleganza.
L’Hôtel de Ville è un capolavoro dell’architettura classica francese: simmetrico, solido, con un equilibrio di volumi che ricorda la grandeur parigina, ma con una sobrietà che gli conferisce un fascino tutto champenois. Le colonne, le finestre decorate e gli stemmi scolpiti raccontano una storia civica lunga secoli, fatta di restauri e ricostruzioni — perché, come gran parte della città, anche questo edificio ha dovuto rinascere dopo i bombardamenti della Prima Guerra Mondiale.
La torre campanaria, slanciata e perfettamente integrata nella struttura, attira subito il nostro sguardo. Dalla piazza, alziamo la testa per ammirarne i dettagli: la balaustra, le aperture goticheggianti, il coronamento che svetta contro il cielo limpido. È uno di quei punti in cui Reims mostra con orgoglio la sua capacità di unire epoche diverse, fondendo storia civile e bellezza architettonica.



Mentre ci lasciamo alle spalle la piazza dell’Hotel de Ville ecco una piccola sorpresa che non avevamo messo in programma. Lungo il cammino, quasi nascosta tra edifici moderni e vetrine, troviamo una vera chicca: un’installazione artistica chiamata “Renaissance”.
L’opera attira subito il nostro sguardo. Moderna, luminosa, colorata: sembra raccontare in forma visiva la capacità di Reims di rinascere dalle sue ferite. Il nome non potrebbe essere più simbolico per una città che, più volte nella sua storia, ha saputo ricostruire sé stessa, rinnovarsi e andare avanti. Ci fermiamo a osservarla, incuriositi dai suoi giochi di forme e materiali: è una di quelle scoperte inattese che rendono un viaggio ancora più interessante.


Ora il nostro programma prevede le ultime due tappe della giornata: la Fontaine Subé e, poco più avanti, la Fontaine de la Solidarité. Ci incamminiamo lungo le vie del centro, mentre la luce del pomeriggio inizia a tingere i palazzi di un colore più caldo, quasi dorato.
La Fontaine Subé, che domina Place Drouet d’Erlon, è uno dei simboli della città. Inaugurata nel 1906, celebra la prosperità della Reims di inizio Novecento e il suo spirito commerciale. La statua dorata che svetta in cima — la “Vittoria Alata” — è impossibile da ignorare: brilla contro il cielo e sembra voler vegliare sulla piazza sottostante, sempre animata da caffè, brasserie e passanti. È sorprendente pensare che questo monumento sia sopravvissuto ai bombardamenti della Prima Guerra Mondiale, diventando un simbolo di resilienza tanto quanto la cattedrale.
Riprendiamo poi il nostro cammino verso la Fontaine de la Solidarité, un’opera più recente ma dal forte valore simbolico. Creata per rappresentare l’unione e la collaborazione tra i popoli — in particolare tra le città gemellate e i partner internazionali di Reims — utilizza l’acqua come metafora di vita e connessione. È una fontana semplice, moderna, quasi essenziale, ma proprio per questo capace di trasmettere un messaggio universale: quello della solidarietà come motore di rinascita.


E così, tra monumenti storici e scoperte inaspettate, si conclude la nostra giornata a Reims, una città che non smette mai di meravigliare chi la percorre a passo lento.
Torniamo verso il nostro alloggio attraversando Les Hautes Promenades, una lunga e piacevole fascia verde che taglia il centro di Reims. È uno dei polmoni cittadini, ricavato sull’antico tracciato delle mura, oggi trasformato in un elegante viale alberato, costellato di aiuole curate, giochi d’acqua e ampie zone pedonali.



La mattina ci svegliamo prima del solito: ci attende un nuovo tratto di viaggio per raggiungere Metz, ma prima di lasciare definitivamente Reims abbiamo ancora due tappe a cui tenevamo particolarmente.
La prima è la Basilique Saint-Remi, uno dei luoghi più affascinanti e spiritualmente intensi della città. Raggiungerla di buon’ora è quasi un privilegio: le strade ancora tranquille e la luce morbida del mattino accompagnano il nostro cammino verso questo imponente edificio romanico-gotico, uno dei più antichi e venerati di Reims.



Appena entriamo, ci accoglie un silenzio quasi assoluto, rotto solo da qualche passo che risuona nella navata. Le dimensioni della basilica sono sorprendenti e la sua atmosfera, molto diversa da quella più monumentale della Cattedrale, invita subito alla calma e alla contemplazione. È qui che riposa Saint Remi, il vescovo che battezzò Clodoveo, dando simbolicamente inizio alla monarchia francese cristiana. Un luogo carico di storia, ma anche incredibilmente sereno.








Dopo la visita, prima di lasciare la città, ci concediamo una piccola deviazione per vedere alcune delle famosissime Maison dello Champagne che hanno reso Reims celebre nel mondo. Non è il momento per un tour completo, ma passare davanti ai loro eleganti edifici — Moët & Chandon, Veuve Clicquot, Taittinger, Martel, tra le altre — è comunque emozionante. Sono vere istituzioni della regione, spesso con secoli di storia alle spalle e chilometri di cantine sotterranee.









Ci limitiamo a una breve passeggiata nei loro quartieri, quasi un saluto simbolico a questa città che, tra cattedrali, arte, memoria e bollicine, ci ha accolti e accompagnati per due giorni intensi e bellissimi.
Con queste ultime immagini negli occhi torniamo verso l’auto: Metz ci aspetta.
Metz…
Raggiungiamo Metz nel pomeriggio e, avendo poco tempo a disposizione, decidiamo di iniziare subito la nostra esplorazione della città. Lasciata l’auto nel parcheggio accanto alla Cathédrale Saint-Étienne, ci guardiamo intorno per un attimo: l’imponente sagoma della “Lanterna del Buon Dio”, così viene chiamata per la straordinaria quantità di vetrate, ci dà immediatamente il benvenuto. Ma la visita alla cattedrale la rimandiamo a più tardi: ora il nostro percorso ci porta altrove.
Mentre camminiamo lungo il ponte che conduce all’isola, già capiamo che Metz ha un fascino tutto suo: elegante, tranquilla, ma con scorci che colpiscono immediatamente.



La nostra meta è il Temple Neuf, che sorge sull’île du Petit-Saulcy e che fu costruito tra il 1894 e il 1904 durante il periodo dell’annessione tedesca dell’Alsazia-Lorena. La sua architettura in stile neoromanico, con facciate in pietra e mattoni e grandi vetrate colorate, riflette le influenze tedesche dell’epoca. Nonostante il nome francese, si tratta di un luogo di culto protestante, pensato per la comunità luterana locale, e il nome “Tempio Nuovo” sottolinea sia la novità rispetto alle chiese preesistenti sia il legame con la tradizione religiosa tedesca.
Oggi il Temple Neuf è non solo un luogo di preghiera, ma anche un simbolo storico della città, che racconta la complessa storia di Metz tra Francia e Germania, e offre uno dei punti panoramici più suggestivi sulla Mosella e sul centro storico.


Non potendo visitare il tempio, accessibile solo durante gli orari di culto, attraversiamo la strada e raggiungiamo la Place de la Comédie, una delle piazze principali di Metz, storicamente cuore della vita cittadina. Al centro della piazza si affaccia l’Opéra-Théâtre de Metz, uno dei teatri più antichi di Francia ancora in attività, inaugurato nel 1752 e ricostruito nel XIX secolo dopo un incendio. L’edificio combina eleganza classica e dettagli scenografici tipici dell’architettura teatrale francese, con una facciata imponente e un interno raffinato, pensato per spettacoli lirici e teatrali di prestigio.
La piazza, vivace e accogliente, funge da luogo di incontro e passeggio, dove la storia si intreccia con la cultura: caffè all’aperto, eventi pubblici e la presenza del teatro creano un ambiente ideale per assaporare l’atmosfera urbana e culturale della città.






Completiamo il pomeriggio facendo due passi sull’Île du Petit-Saulcy, un angolo tranquillo della città che regala scorci eleganti e meno turistici. Camminando lungo i viali alberati, scopriamo Place de la Préfecture, dove si affaccia l’omonimo palazzo, un edificio dall’aspetto austero e istituzionale che testimonia il ruolo amministrativo della città. Accanto si trova la Salle Fabert, utilizzata oggi per eventi e manifestazioni, che aggiunge alla piazza un tocco più dinamico e culturale.
Proseguendo verso la punta dell’isolotto raggiungiamo il suggestivo sistema di chiuse sulla Mosella, un punto panoramico da cui si può osservare il fiume dividere e riunire i suoi bracci, e dove l’ingegneria idraulica incontra la quiete del paesaggio. Un luogo perfetto per concludere la visita, immersi tra acqua, architettura ed eleganza francese.



Eccoci di nuovo svegli e pronti per completare la visita di Metz. La città ci accoglie con la sua atmosfera calma e luminosa, e con l’entusiasmo di una nuova giornata da dedicare a scoperte e passeggiate. Tante le tappe in programma: monumenti imponenti, quartieri ricchi di storia e piccoli angoli nascosti che aspettano solo di essere notati. Metz è una città che si svela un po’ alla volta, e oggi siamo pronti a lasciarci sorprendere ancora.
niziamo la mattinata dai Jardin de l’Esplanade, realizzati nel XVIII secolo sull’area delle antiche fortificazioni cittadine, demolite dopo l’annessione alla Francia. Questo grande spazio verde, pensato come passeggiata elegante per la borghesia dell’epoca, oggi rimane uno dei luoghi più piacevoli in cui osservare la vita cittadina scorrere lenta. Partiamo dalla Fontaines Dansantes, installate negli anni ’80, che con i loro giochi d’acqua e luce hanno trasformato questo angolo in una scenografia moderna nel cuore storico di Metz.






Proseguiamo il nostro cammino verso L’Arsenal, un edificio costruito tra il 1859 e il 1864 come arsenale militare durante il Secondo Impero francese. Nel 1989 è stato completamente restaurato e trasformato in auditorium e centro culturale sotto la guida dell’architetto Ricardo Bofill. Oggi è riconosciuto per l’eccellente acustica della sua sala da concerto e per la sua terrazza, che si affaccia sui giardini, integrando armoniosamente passato militare e funzione culturale contemporanea.


Da qui raggiungiamo la Chapelle des Templiers, unico edificio romanico superstite di Metz. Risalente al XII secolo, non fu in realtà costruita dai Templari, ma appartenne in seguito ai Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme. La pianta ottagonale e la sobria decorazione delle facciate richiamano l’architettura delle cappelle dei cavalieri crociati. Dovrebbe essere aperta al pubblico, ma purtroppo la troviamo chiusa. Anche così, il suo esterno in pietra chiara conserva intatto il fascino delle origini medievali e lascia immaginare gli affreschi e le decorazioni che custodisce all’interno.
Dopo aver pranzato al sacco nei Jardin de l’Esplanade, approfittando della tranquillità del parco e della vista aperta sugli edifici storici circostanti, ci dirigiamo verso il centro storico per proseguire la nostra scoperta di Metz. La nostra prima tappa del pomeriggio è la Cathédrale Saint-Étienne, uno dei simboli indiscussi della città e tra le cattedrali gotiche più luminose d’Europa.
Costruita tra il XIII e il XVI secolo, la cattedrale è celebre per la sua impressionante altezza interna e per le oltre 6.500 m² di vetrate, tanto da essere soprannominata la Lanterna del Buon Dio. Qui si incontrano secoli di storia e stili: dalle grandi vetrate medievali di Hermann von Münster e Valentin Bousch, fino alle opere moderne firmate da Marc Chagall e Imi Knoebel. L’esterno, imponente ed elegante, colpisce per l’unicità del colore della pietra jaune de Jaumont, che al sole assume sfumature dorate.
Entrare nella Cathédrale Saint-Étienne significa immergersi in una luce quasi irreale, filtrata dalle vetrate che avvolgono l’edificio in un’atmosfera sospesa, dove le epoche si toccano e si parlano attraverso archi, volte e colori.


All’interno della cattedrale, oltre alla navata altissima che cattura subito lo sguardo, restiamo colpiti dalle cappelle laterali, dove antico e contemporaneo convivono in modo sorprendente. Lungo le facciate meridionale e settentrionale troviamo due cappelle arricchite dalle vetrate dell’artista tedesco Imi Knoebel, realizzate tra il 2008 e il 2015. Una è dedicata alla riconciliazione franco-tedesca, tema particolarmente sentito a Metz, città dal passato condiviso; l’altra è dedicata a Santa Giovanna d’Arco, figura profondamente legata alla storia e alla spiritualità francese. Le loro forme astratte e i colori intensi creano un contrasto affascinante con le antiche decorazioni gotiche circostanti.
Proseguendo, nella cappella assiale troviamo altre vetrate dedicate a Santa Giovanna d’Arco, che contribuiscono a illuminare l’abside con toni profondi e simbolici, rendendo questo spazio uno dei più suggestivi dell’intera cattedrale.
All’esterno, sulla facciata nord-ovest, attira la nostra attenzione il grande orologio astronomico, un capolavoro tecnico e artistico. Le sue figure meccaniche, le indicazioni astrologiche e l’antico calendario rappresentano un esempio straordinario di ingegneria medievale, pensato per scandire non solo il tempo quotidiano, ma anche quello liturgico e astronomico.









Uscendo dalla Cattedrale di Saint-Étienne, ci ritroviamo subito in Place d’Armes, una delle piazze più eleganti e armoniose di Metz. È impossibile non restare colpiti dalla regolarità delle sue architetture, tutte realizzate nella tipica pierre de Jaumont, la pietra dorata che dona alla città quel caratteristico bagliore caldo.
Sulla piazza si affacciano due edifici importanti. Il primo è l’Office de Tourisme, ospitato in un palazzo storico che un tempo faceva parte del complesso episcopale: oggi accoglie i visitatori, ma conserva ancora il fascino sobrio delle architetture civili del XVIII secolo.
Dall’altro lato troviamo l’Hôtel de Ville, costruito tra il 1765 e il 1771 quando Metz venne ridefinita urbanisticamente per assumere l’aspetto di una moderna città francese. La sua facciata elegante e simmetrica, con il ritmo regolare delle finestre e dei balconi in ferro battuto, contribuisce a dare alla piazza un’aria quasi “classica”, perfettamente bilanciata con l’imponente cattedrale che la domina.
Camminando nella piazza, circondati da tanta armonia architettonica, si percepisce chiaramente quanto Metz sappia coniugare storia, ordine urbano e vivibilità. È uno di quei luoghi che, pur nella loro semplicità, raccontano molto della città.



Lasciata Place d’Armes, ci lasciamo guidare dalla semplice curiosità e ci avventuriamo tra le vie del centro storico di Metz. È un piccolo piacere passeggiare senza una meta precisa, lasciandosi attirare dai vicoli, dalle piazzette improvvise e dai colori caldi degli edifici.
Così arriviamo a Place Saint-Jacques, una piazza raccolta e molto viva, fiancheggiata da caffè, terrazze e negozi. L’atmosfera è diversa rispetto alla solennità delle piazze monumentali: qui si respira un’aria più quotidiana, quasi da “salotto all’aperto” della città.
Al centro della piazza spicca il Monument à la Vierge-Marie, una statua che attira subito lo sguardo. Fu eretta nel 1908 come atto di devozione mariana da parte degli abitanti di Metz, in un periodo in cui le tensioni politiche e culturali dell’annessione tedesca rendevano forte il desiderio di affermare la propria identità religiosa e francese. La statua ha quindi assunto nel tempo un valore simbolico molto profondo: non solo un monumento religioso, ma anche un segno di resilienza e appartenenza.
Oggi la Vergine domina serenamente la piazza, circondata dal via vai di persone, dai tavolini dei bar e dal profumo dei ristoranti: una presenza che sembra legare passato e presente in modo armonioso.

Curiosando tra i vicoli del centro storico, ci imbattiamo in angoli davvero caratteristici: piccole corti nascoste, facciate antiche dai colori caldi e passaggi stretti che sembrano svelare la Metz più autentica. Ogni deviazione regala uno scorcio diverso, quasi come sfogliare le pagine di un libro medievale.
Ma è proprio qui che arriva il contrasto più sorprendente: accanto a queste atmosfere d’altri tempi compaiono improvvisamente angoli decisamente moderni, dove la città mostra tutta la sua energia creativa. Non possiamo fare a meno di notare alcuni murales che spiccano per dimensione e stile.
Il primo è “Le Présage”, con le sue forme fluide e la composizione quasi narrativa che sembra invitare a una riflessione sul tempo che passa. Poco più avanti incontriamo “Notre Héritage”, un’opera che mescola simboli identitari e stile contemporaneo, come un ponte visivo tra storia e modernità.
Queste opere di street art, realizzate nell’ambito dei progetti di rigenerazione urbana, portano colore e contemporaneità tra le vie antiche della città. Le Présage, con le sue figure dinamiche e il linguaggio visivo quasi narrativo, sembra voler raccontare un futuro possibile, mentre Notre Héritage riflette sulle radici e sull’identità collettiva, unendo simboli tradizionali e stile moderno.
E poi, quasi inaspettato, ci troviamo davanti al grande murale di street art sul retro del cinema d’autore Le Klub. Un’esplosione di colori e dettagli che trasforma completamente la parete anonima del retro edificio, rendendola un manifesto urbano di creatività e vitalità culturale.
In questo gioco di contrasti — pietra antica e pittura moderna, storia e colore — Metz ci mostra ancora una volta la sua capacità di reinventarsi restando fedele alle proprie radici.
In mezzo ai palazzi storici, questi murales creano un dialogo inatteso tra passato e presente: una testimonianza di come Metz sappia valorizzare la propria eredità senza rinunciare alla creatività contemporanea.





Avendo già macinato un bel po’ di passi fin dalla mattina, decidiamo che è il momento di tornare alla nostra auto per raggiungere l’ultima tappa del nostro viaggio a Metz: la Porte des Allemands. Mentre ripercorriamo le vie del centro, la città sembra lentamente accompagnarci verso la conclusione della giornata, con i suoi colori dorati e quell’atmosfera tranquilla che la rende così piacevole da esplorare a piedi.
La Porte des Allemands appare davanti a noi come un castello in miniatura, affacciato sul fiume Seille. Con le sue due torri tonde, il ponte fortificato e le mura massicce, sembra uscita direttamente da un libro di storia medievale. È uno dei simboli più suggestivi di Metz e, non appena la si osserva da vicino, è facile capire perché.
Costruita tra il XIII e il XV secolo, la Porta era parte integrante delle imponenti fortificazioni cittadine. Il suo nome non deriva da una presenza tedesca, ma dall’Hospice des Allemands, un antico ospedale appartenente ai Cavalieri Teutonici che si trovava nelle vicinanze. Nel corso dei secoli, però, la porta ha avuto un ruolo fondamentale anche durante assedi e conflitti, soprattutto per la sua posizione strategica all’ingresso orientale della città.
Camminare sul suo passaggio sopraelevato, tra pietra consumata e merlature, è come fare un salto indietro nel tempo: dalla sommità delle fortificazioni si gode una vista davvero affascinante sulla Seille e sui quartieri circostanti, un panorama che un tempo permetteva di scrutare e difendere l’orizzonte. Oggi la porta è diventata uno spazio di cultura e passeggio, aperto ai cittadini e ai visitatori, ma conserva intatto il suo carattere militare e racconta silenziosamente secoli di storia.
Con questa ultima tappa si conclude la nostra visita a Metz: una città elegante, vivace, sorprendente, capace di intrecciare in modo armonioso il suo passato medievale con un presente dinamico e creativo.






Nancy…
Eccoci all’ultima tappa di queste vacanze: Nancy. Ci svegliamo con un po’ di amarezza per via dei giorni ormai agli sgoccioli, ma anche con la consapevolezza di aver scoperto un altro pezzetto di mondo, tra città eleganti, scorci inattesi e tanta storia. Caricata l’auto, salutiamo il nostro alloggio a Metz e ci mettiamo in viaggio verso Nancy, impazienti di scoprirla.
Arriviamo in tarda mattinata e, dopo aver lasciato l’auto in un posteggio a pagamento in centro, decidiamo di iniziare la visita con un piccolo rito di benvenuto: un caffè da Starbucks. Seduti al tavolino, tazza fumante alla mano, ci prendiamo qualche minuto per orientarci.
Nancy ha subito un’aria diversa rispetto alle città appena visitate: elegante, luminosa, con un tocco quasi “regale” che non vediamo l’ora di esplorare.

Dovendo poi raggiungere il nostro alloggio e disfare i bagagli, decidiamo di avere un primo approccio decisamente easy al nostro piano di viaggio. Niente corse o visite fitte: ci limitiamo a una passeggiata esplorativa per prendere confidenza con la città e capire come muoverci nei prossimi giorni.
Ci incamminiamo lungo le strade pedonali del centro, osservando vetrine, palazzi eleganti e quella tipica atmosfera rilassata che caratterizza Nancy. Nonostante la giornata sia già avviata, la città sembra accoglierci con un ritmo tranquillo, quasi invitandoci a rallentare e a goderci ogni passo.
È solo un piccolo assaggio, un primo sguardo senza pretese, ma sufficiente per farci capire che Nancy ha molto da raccontare…
Raggiungiamo Place Stanislas… e subito restiamo colpiti dall’eleganza abbagliante dei suoi cancelli dorati. Li osserviamo solo per un momento, quasi in punta di piedi, come quando si sbircia un luogo prezioso che si vuole gustare con calma più tardi. Qualche scatto veloce, giusto per catturare l’emozione dell’arrivo, e poi riprendiamo il nostro passeggio “senza meta” pre-pranzo, lasciandoci guidare dall’istinto più che dalla mappa.
Camminiamo tra vie pedonali ariose, piccole piazzette e vetrine eleganti, assaporando un primo assaggio della città: una sorta di ricognizione esplorativa, un’occhiata generale per capire cosa ci ispira davvero e cosa varrà la pena approfondire nel primo pomeriggio.
È un giro leggero, senza fretta, quasi un “orientamento emotivo” alla città. E Nancy, con la sua eleganza un po’ sussurrata e il suo ritmo tranquillo, sembra accoglierci come solo certe città sanno fare al primo incontro.



Riprendiamo l’esplorazione e iniziamo dalla piccola piazzetta che si trova proprio accanto al parcheggio del centro commerciale Saint Sébastien. È uno spazio tranquillo, quasi defilato rispetto alle grandi piazze monumentali della città, ma con un fascino tutto suo.
Qui si affaccia l’Église Saint-Sébastien, una chiesa che porta con sé una storia particolare: fu costruita tra il 1720 e il 1731, in piena epoca classica, per volere del duca Léopold di Lorena. La facciata, elegante e lineare, è un perfetto esempio dello stile religioso francese del XVIII secolo: colonne e lesene semplici ma armoniose, frontone triangolare e un interno che unisce luminosità e sobrietà. L’elemento più particolare della chiesa è la facciata doppia, con due torri sovrapposte che le conferiscono un profilo unico nella città, risultato dei rimaneggiamenti avvenuti nel corso del tempo. Nonostante non sia tra i monumenti più celebrati di Nancy, conserva un’atmosfera raccolta e intima, quasi sospesa rispetto al movimento del quartiere circostante.
Proprio di fronte si trova il vivace Marché Central de Nancy, cuore gastronomico della città. La sua origine risale al fine Ottocento, quando Nancy iniziò a ridefinire il suo assetto urbano con nuovi spazi funzionali e commerciali. L’edificio attuale, però, è il risultato di una ricostruzione degli anni ’70 del Novecento, progettata per creare un grande mercato coperto moderno, luminoso e funzionale, pur mantenendo il ruolo tradizionale di luogo d’incontro tra produttori e cittadini. Al suo interno si trovano banchi storici, specialità regionali come il formaggio Munster o le celebri bergamotes de Nancy, e tutto il caratteristico brulicare che rende vivo un mercato cittadino.


Raggiungiamo la Cathédrale Notre-Dame-de-l’Annonciation, che scopriamo avere al suo interno diverse impalcature a causa dei lavori di restauro in corso. L’effetto è particolare: lo sguardo cerca le linee pulite e l’armonia della grande architettura barocca, ma si ritrova invece tra strutture metalliche e teli protettivi. Nonostante ciò, la cattedrale lascia comunque intravedere la sua eleganza originaria.
La costruzione dell’edificio risale agli inizi del XVIII secolo, quando il duca Léopold I di Lorena desiderò conferire a Nancy un luogo di culto degno della capitale ducale. Il progetto fu affidato a due grandi nomi dell’architettura francese: Jules Hardouin-Mansart, architetto del Re Sole e protagonista della Reggia di Versailles, e Germain Boffrand, che completò l’opera con il suo stile più leggero e armonioso. La cattedrale venne conclusa nel 1742, mentre solo nel 1777 fu elevata ufficialmente a sede episcopale.
Lo stile riflette appieno il barocco classicheggiante francese, molto più sobrio rispetto al barocco italiano: facciate equilibrate, linee rigorose e una grandiosità espressa attraverso proporzioni perfette più che attraverso decorazioni eccessive. Anche all’interno si ritrova questa eleganza misurata: tre navate ampie, luminose, scandite da pilastri regolari; altari in marmo del XVIII secolo; stucchi raffinati e un insieme architettonico pensato per valorizzare la luce naturale. Degno di nota anche il grande organo settecentesco, più volte restaurato, e la cappella absidale, che custodisce opere d’arte di epoca classica e neoclassica.
Vederla oggi “in cura” tra ponteggi e restauri aggiunge quasi un fascino diverso, come se la città stesse ridando nuova vita a uno dei suoi monumenti più importanti. Anche coperta in parte, la cattedrale riesce a trasmettere tutta la sua maestosità barocca e la sua storia lunga tre secoli.




Torniamo a passeggiare in Place Stanislas e, dopo qualche altro scatto alle sue prospettive perfette e alle dorature che brillano anche con la luce del pomeriggio, decidiamo di spostarci verso una delle aree verdi più amate della città: il Parc de la Pépinière.










Il parco, che i locali chiamano affettuosamente “La Pépi”, è il grande polmone verde di Nancy. Creato nel 1765 per volontà del duca Stanislao Leszczyński, nacque inizialmente come vivaio reale: qui venivano coltivati gli alberi destinati ad abbellire piazze e viali della città. Solo successivamente, nel XIX secolo, il parco venne trasformato in uno spazio pubblico aperto a tutti, diventando uno dei luoghi preferiti per passeggiate e svago.
Passeggiando tra i suoi 21 ettari di viali alberati, prati e aiuole curate, scopriamo diverse curiosità:
un piccolo zoo gratuito, tradizione insolita che ospita cervi, caprette, uccelli e altri animali, particolarmente amato dai bambini;
il Ruisseau de la Pépinière, un ruscello artificiale che attraversa il parco creando scorci davvero suggestivi e freschi nelle giornate più calde;
il roseto storico, dove in primavera ed estate fioriscono centinaia di varietà di rose disposte in eleganti geometrie francesi, alcune delle quali risalgono agli allestimenti originali del XVIII secolo;
diverse sculture e fontane, alcune dedicate a personaggi storici locali e altre più contemporanee, che arricchiscono il percorso con tocchi artistici discreti ma eleganti.
Tra giardini all’inglese, aree giochi, fontane e scorci pittoreschi, il Parc de la Pépinière si rivela una vera e propria oasi cittadina. Camminando lungo i suoi viali ombrosi, si percepisce ancora il fascino di un luogo che, nato come vivaio reale, è diventato nel tempo un punto di ritrovo e relax per generazioni di residenti e visitatori, a pochi passi dall’eleganza monumentale di Place Stanislas.



Dopo la passeggiata è ora della meranda e la nostra piccola-grande esploratrice esprime un desiderio che anche mamma e papà condividono…Churros per tutti!!! E poi torniamo all’auto per raggiungere il nostro alloggio e disfare le valegie.
La mattina ci si alza prestissimo: la giornata sarà lunga e ricca di camminate. Il programma inizia con la visita alla splendida Villa Majorelle, uno dei gioielli dell’Art Nouveau a Nancy. Costruita tra il 1898 e il 1902 dall’architetto Henri Sauvage per il celebre ebanista Louis Majorelle, la villa colpisce subito per le sue linee armoniose, le vetrate colorate e i dettagli in ferro battuto che decorano balconi e ringhiere. Ogni elemento è curato nei minimi particolari, dalle decorazioni floreali agli arredi, rendendo la Villa Majorelle un perfetto esempio di fusione tra arte e architettura, dove funzionalità e bellezza si fondono senza compromessi. Passeggiando nei suoi ambienti, sembra quasi di fare un salto indietro nel tempo, immersi nell’eleganza del primo Novecento.



Dopo esserci lasciati affascinare dalla villa, ci dirigiamo verso la Basilique du Sacré-Cœur, imponente e suggestiva. Costruita tra il 1902 e il 1923, la basilica domina il quartiere con la sua facciata in stile romano-bizantino e la sua cupola caratteristica. Gli interni, ampi e luminosi, sono arricchiti da vetrate colorate e mosaici che raccontano scene religiose, mentre dall’alto della cupola si gode di una vista panoramica unica sulla città e sui tetti circostanti. Oltre al valore spirituale, la basilica rappresenta un interessante esempio della fusione tra tradizione architettonica e modernità degli inizi del Novecento, testimoniando la ricchezza culturale e artistica di Nancy.








Lasciamo la Basilica e torniamo verso il centro storico, ma lungo il percorso lo sguardo viene catturato da due opere inaspettate che trasformano Rue Saint-Thiébaut in una piccola galleria d’arte a cielo aperto. Qui incontriamo i murales “Big Trash Animals” dell’artista portoghese Bordalo II (Artur Bordalo) e “Julia” realizzato dall’artista britannico David Walker.
Il primo colpisce immediatamente per la sua forza visiva: Bordalo II utilizza rifiuti e materiali di recupero per dare forma a un animale monumentale e coloratissimo, un’opera che va oltre l’impatto estetico e diventa un potente messaggio di denuncia contro l’inquinamento e lo spreco. Avvicinandosi, si riconoscono pneumatici, plastiche e scarti industriali che, assemblati con maestria, acquistano nuova vita e significato.
Poco distante, “Julia” di David Walker offre un contrasto sorprendente: un ritratto intenso e delicato, realizzato con una tecnica pittorica fatta di velature, colature e sovrapposizioni cromatiche. Il volto femminile emerge con uno sguardo profondo e quasi ipnotico, dimostrando come la street art possa essere al tempo stesso urbana e intimista.


Queste due opere, così diverse per stile e messaggio, raccontano perfettamente l’anima contemporanea di Nancy, capace di affiancare al suo elegante patrimonio storico una scena artistica moderna e vibrante, pronta a sorprenderti anche lontano dai percorsi più turistici.
Raggiungiamo e attraversiamo nuovamente Place Stanislas, che riesce a sorprenderci ogni volta con nuovi dettagli. Questa volta rallentiamo il passo per soffermarci su alcuni dei suoi elementi più scenografici: la Fontaine de Neptune e la Fontaine d’Amphitrite, autentici capolavori settecenteschi incastonati tra le celebri cancellate dorate di Jean Lamour. Le figure mitologiche, i giochi d’acqua e le decorazioni in piombo dorato raccontano il gusto raffinato dell’epoca di Stanislao Leszczyński, trasformando la piazza in un vero teatro a cielo aperto.
Lo sguardo si alza poi verso l’ingresso del Palais de l’Opéra national de Lorraine, elegante e solenne, perfettamente integrato nell’armonia della piazza. La sua facciata neoclassica, sobria ma imponente, ricorda come Place Stanislas non sia solo uno spazio monumentale, ma anche un luogo vivo, dove arte, musica e vita cittadina si incontrano quotidianamente.



Lasciamo la piazza alle nostre spalle e percorriamo Rue Héré; attraversando l’omonimo Arc Héré, quasi come varcare una soglia simbolica, ci ritroviamo improvvisamente in Place de la Carrière. L’atmosfera cambia: lo spazio si allunga in una prospettiva elegante e solenne, fiancheggiata da edifici simmetrici e da una doppia fila di alberi che accompagna lo sguardo verso il fondo della piazza.
Un tempo utilizzata come campo per tornei e giostre cavalleresche, Place de la Carrière conserva ancora oggi un carattere nobile e composto. Gli hôtels particuliers che la circondano, con le loro facciate regolari e i balconi in ferro battuto, raccontano il passato aristocratico di questo luogo, mentre in fondo alla piazza si staglia il Palais du Gouvernement, a chiudere scenograficamente l’asse monumentale che collega Place Stanislas, Place de la Carrière e Place d’Alliance.
Passeggiare qui significa proseguire idealmente il viaggio nel Settecento nancéiano, in uno spazio che invita a rallentare il passo e ad apprezzare l’armonia urbanistica voluta da Stanislao Leszczyński.






Lasciamo Place d’Alliance e arriviamo in Place Saint-Epvre, una piazza raccolta e vivace, cuore pulsante della Vieille Ville. Su di essa si affaccia la maestosa Basilique Saint-Epvre, con le sue slanciate guglie neogotiche che dominano l’intero quartiere e si distinguono nettamente nel profilo urbano di Nancy. L’attuale basilica venne costruita tra il 1864 e il 1874 su progetto dell’architetto Prosper Morey, in sostituzione di una chiesa medievale ormai troppo piccola per accogliere i fedeli.
Lo stile neogotico, ispirato alle grandi cattedrali del nord Europa, si esprime nella forte verticalità della facciata, nelle alte finestre ad arco acuto e nella ricca decorazione scultorea dei portali. Le due torri gemelle, alte e sottili, conferiscono all’edificio un aspetto solenne e monumentale, accentuato dall’uso della pietra chiara che riflette la luce e mette in risalto i dettagli architettonici.
All’interno, normalmente visitabile, la basilica custodisce splendide vetrate istoriate, un elaborato coro e numerose opere d’arte sacra, tra cui statue e arredi provenienti da diverse chiese della regione. Particolarmente celebre è il grande organo, considerato uno dei più importanti di Nancy per qualità sonora e valore storico.
Nonostante la basilica sia solitamente accessibile al pubblico e ai fedeli, al nostro arrivo risulta purtroppo chiusa. Ci fermiamo quindi ad ammirarla dall’esterno, osservando i portali scolpiti e la ricchezza dei dettagli, consapevoli di trovarci davanti a uno degli edifici religiosi più rappresentativi della città. Anche senza poterne varcare la soglia, la Basilique Saint-Epvre riesce a trasmettere tutta la sua imponenza e il suo ruolo centrale nella vita storica e spirituale di Nancy.




Entriamo in Grande Rue, l’arteria principale della Vieille Ville, e subito lo sguardo viene catturato dal complesso monumentale del Palais des ducs de Lorraine, antica residenza dei duchi di Lorena. Costruito a partire dalla fine del XV secolo, il palazzo è stato per secoli simbolo del potere ducale e punto di riferimento politico e culturale della città. La sua imponente Porterie – l’ingresso monumentale che si apre su Grande Rue – è considerata uno dei primi esempi di architettura rinascimentale nell’est della Francia, con suggestioni che ricordano le porterie dei castelli rinascimentali come quello di Blois. All’interno, la celebre Galerie des Cerfs (Galleria dei Cervi) conserva le sue dimensioni originarie ed era utilizzata per cerimonie e banchetti, mentre le sale del piano nobile ospitavano i ricevimenti ufficiali della corte ducale.
Accanto al palazzo si affaccia l’Église des Cordeliers de Nancy (o Église Saint-François-des-Cordeliers), fondata alla fine del XV secolo dal duca René II dopo la sua vittoria nella Battaglia di Nancy, in segno di ringraziamento e come luogo di culto ducale. La chiesa, lunga circa 73 metri, si sviluppa attorno a una grande navata unica flanqueata da cappelle laterali, tipica dell’architettura dei Cordeliers, ordine francescano al quale era legata.
Proprio all’interno si trova la cappella ducale, costruita nei primi anni del XVII secolo e ispirata alla celebre Cappella dei Medici a Firenze: è uno degli ambienti più sorprendenti della chiesa e custodisce le tombe di numerosi membri della Casa di Lorena, tra cui il mausoleo rinascimentale di René II e la statua giacente di Philippa de Gueldre, opera di grande valore artistico.
L’insieme dei due edifici racconta quindi non solo la storia architettonica di Nancy, ma anche il ruolo centrale che la città ha avuto per secoli come capitale di un ducato fiorente e indipendente, dove potere politico, fede religiosa e arte si intrecciavano strettamente. Anche se oggi il palazzo è chiuso per lavori di ristrutturazione come parte del Musée Lorrain, la grandiosità della Porterie e l’importanza storica dell’Église des Cordeliers restano evidenti e affascinanti per chiunque percorra Grande Rue.













Lasciata la Cappella Ducale, percorriamo tutta la Grande Rue, accompagnati da un susseguirsi di palazzi storici e scorci medievali, fino a raggiungere la Porte de la Craffe, una delle testimonianze più impressionanti delle antiche fortificazioni di Nancy. Costruita nel XIV secolo e successivamente rinforzata nel Quattrocento, la porta colpisce per il suo aspetto severo e difensivo, con le due torri cilindriche sormontate da tetti conici e il passaggio centrale un tempo protetto da ponti levatoi e caditoie. Per secoli fu uno degli accessi principali alla città fortificata e, in epoche diverse, svolse anche la funzione di prigione.




Attraversandola, sembra quasi di oltrepassare un confine temporale. Proprio di fronte a noi si apre la Porte de la Citadelle, più sobria e compatta, che segnava l’ingresso alla cittadella militare costruita nel XVI secolo per rafforzare il sistema difensivo urbano. Le due porte, poste una di fronte all’altra, raccontano in modo efficace l’evoluzione delle difese di Nancy e chiudono simbolicamente il nostro percorso nella Vieille Ville, lasciandoci con l’immagine potente di una città che ha saputo conservare le tracce del suo passato medievale e rinascimentale.

Siamo ormai agli sgoccioli di questa nostra, ennesima avventura in terra transalpina. L’ultima tappa è semplice ma preziosa: una merenda condivisa con la nostra piccola esploratrice, un momento lento e familiare prima di rientrare a casa a preparare le valigie. Domani si rientra in Italia, ma Nancy ci regala ancora un ultimo scorcio da custodire nella memoria.
Arriviamo così in Place de Luxembourg, una piazza meno frequentata ma carica di significato, sulla quale vigila severa la Porte Désilles. Questo arco monumentale, eretto nel XVIII secolo, guarda idealmente verso la statua del generale Drouot, figura storica legata alle campagne napoleoniche, e verso l’Obélisque de Nancy, discreto ma simbolico. In questo spazio aperto e silenzioso, lontano dalla magnificenza di Place Stanislas, la città sembra salutare con un tono più intimo e riflessivo.



È qui che il viaggio trova il suo epilogo: tra memoria storica e vita quotidiana, con la consapevolezza che ogni ritorno lascia dietro di sé un po’ di nostalgia, ma anche il desiderio – mai sopito – di tornare presto a esplorare ancora…quindi…un saluto a te caro amico che hai letto, con pazienza e spero interesse, il nostro articolo eeeee…ARRIVEDERCI AL PROSSIMO VIAGGIO!!!!!

